Brasile, trasferta da dimenticare: 12 ore di viaggio e…l’avversario non si presenta!

Le ragazze del Manicoré hanno davvero fatto di tutto per presentarsi a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia, e giocare la loro partita di campionato. Ma il viaggio è stato pieno di sorprese. E non solo per le modalità…

di Redazione Il Posticipo

Le trasferte in Brasile non devono essere decisamente un qualcosa di semplice. In un paese così esteso, con certi punti in cui fiumi e foreste diventano dei veri e propri ostacoli insormontabili, diventa complicato andare da una parte all’altra della nazione senza prendere l’aereo. Ma non tutti se lo possono permettere e quindi c’è chi si adatta con i mezzi a disposizione. Per amore del calcio, questo e altro, avranno pensato le ragazze del Manicoré, che hanno davvero fatto di tutto per presentarsi a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia, e giocare la loro partita. Ma il viaggio si è trasformato in un vero e proprio incubo. E non solo per le modalità…

VIAGGIO AVVENTUROSO… – Anche se va detto che di certo i mezzi utilizzati per percorrere i 450km che separavano le calciatrici dallo stadio non hanno decisamente reso le cose più semplici. Come riporta Globo Esporte, Imbarcazioni, perchè i fiumi della zona sono delle vere e proprie autostrade, ma anche un pullman un po’ troppo malridotto, che si è rotto e ha costretto le ragazze a scendere…e a spingere. Morale della favola, per raggiungere Manaus ci volevano nove ore, alla finene sono servite dodici. Poco male, per amore del calcio, questo e altro, avranno continuato a ripetersi le giocatrici del Manicorè. Per le quali però le sorprese non erano ancora finite. Ma cosa può andare storto una volta arrivate a destinazione?

…E SORPRESA FINALE – Semplice, può accadere che la squadra avversaria, l’Atletico Amazonense, decida di non presentarsi a Manaus, rendendo la vera e propria odissea delle ragazze totalmente inutile. Sicuri? Beh, non troppo, perchè come racconta a Globo Esporte Josicleia Alves, non tutto il male viene per nuocere. “Almeno abbiamo fatto visita allo stadio (quello che ha ospitato l’Italia nel 2014) e abbiamo scattato fotografie con calciatrici importanti. Giochiamo a pallone perchè ci piace, non perchè ci paghino. Sarebbe un sogno poter vivere di calcio, ma la nostra realtà è un’altra. Anzi, abbiamo addirittura speso soldi di tasca nostra per vivere questo sogno“. Che stavolta sembra più un incubo, ma fa nulla. Per amore del calcio, questo e altro.

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