Reus, Schurrle, Gotze: le farfalle con le ali spezzate del calcio tedesco

Il Borussia Dortmund suona la carica e si gode il trio delle meraviglie sognato da inizio anno; Schurrle, Gotze e Reus sono pronti a caricarsi la squadra sulle spalle. Infortuni permettendo.

di Mattia Deidda

Il Borussia Dortmund suona la carica e si gode il trio delle meraviglie sognato da inizio anno; Schurrle, Gotze e Reus sono pronti a caricarsi la squadra sulle spalle, portandola a prendersi il secondo posto della classifica. Giocatori tecnici di grande qualità, tutti e tre accomunati da un destino che troppe volte ne ha impedito la definitiva consacrazione per via degli infortuni. Presentati al grande pubblico come il futuro del calcio tedesco, nessuno dei tre è riuscito a diventare un pilastro della Nazionale. Promesse che hanno dimostrato tanto, ma che alla fine dei conti non sono mai esplose del tutto, nonostante un Mondiale vinto.

Marco Reus

Tornato a correre insieme ai compagni da inizio febbraio, appena messo piede in campo ha immediatamente fatto la differenza. Uno dei talenti più puri del calcio tedesco, costretto a rimanere dietro le quinte troppe volte. Un titolare della  Nazionale campione del Mondo, obbligato ad abbandonare il sogno di giocare la coppa per via di una lesione parziale dei legamenti sindesmotici. Una sfortuna infinita, quasi come i suoi infortuni, di cui si è perso il conto. Adesso, dopo aver saltato tutta la stagione, Reus è tornato disponibile, ed il Borussia Dortmund ha ritrovato il suo giocatore più rappresentativo. Da quando tornato i nerogialli hanno raccolto tre vittorie ed un pareggio (valso la qualificazione agli ottavi di Europa League).

André Schurrle

Probabilmente tra i tre è il calciatore che ha espresso meno di tutti il proprio talento. Classe 1990, Schurrle è l’unico ad aver accettato l’avventura all’estero, giocando per due anni nel Chelsea. Un calciatore duttile, che nel corso della carriera ha occupato anche la posizione del centravanti. Campione del mondo, giocando, nel 2014, si pensava che la vittoria contro l’Argentina potesse regalargli il salto di qualità per la consacrazione definitiva. Meno propenso agli infortuni di Reus, ma anche lui, da quando arrivato al Borussia Dortmund, è spesso stato assente, saltando ventisei partite di campionato in due anni: un numero troppo elevato per poter essere considerato un punto fisso di una squadra.

Mario Gotze

Il bambino prodigio. Uscito direttamente dalle giovanili del Borussia Dortmund, esordisce in prima squadra a diciassette anni. Bastano poche stagioni per vedere in lui la classe del campione, e insieme a Reus e Lewandowski guida i nerogialli in uno dei momenti più emozionanti della loro storia, vincendo tre volte il campionato e raggiungendo una finale di Champions League che il numero dieci non ha potuto giocare per infortunio. L’uomo entrato nel cuore di tutto il popolo tedesco grazie al gol vittoria nella finale Mondiale: una rete che vale una carriera, segnata a soli ventidue anni, età in cui gioca nel Bayern Monaco di Guardiola. Il Mondo ai suoi piedi, prima di una rottura della fibra muscolare negli adduttori; un infortunio dal quale non si è mai ripreso del tutto, e che, come se non bastasse, non rappresenta la peggior cosa che gli sia successa: costretto a saltare tutto il girone di ritorno della passata stagione per via di un disturbo al metabolismo energetico. Malattia che colpisce meno del 2% della popolazione europea. Adesso il numero dieci è tornato, pronto a lasciarsi i problemi alle spalle.

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