Boca campione grazie a Tevez. L’Apache bacia sulla bocca Maradona e si sfoga:”Per due o tre anni ho combattuto contro la mia testa…”

Boca campione grazie a Tevez. L’Apache bacia sulla bocca Maradona e si sfoga:”Per due o tre anni ho combattuto contro la mia testa…”

Il River si ferma sul più bello a Tucuman e alla Bombonera è una festa che più Xeneize non si può. Segna Carlitos Tevez, esulta in tribuna Roman Riquelme e alla fine è contento anche l’allenatore degli avversari, Diego Armando Maradona. Che prima del match si è beccato un saluto molto particolare dall’Apache…

di Redazione Il Posticipo

E alla fine, in Argentina accade l’imponderabile. Come già accaduto nella Copa Libertadores persa contro il Flamengo, il River Plate crolla all’ultimo e regala il titolo più inaspettato e forse più bello ai cugini del Boca. La squadra di Gallardo non va oltre il pareggio contro l’Atletico Tucuman e permette agli azul y oro di effettuare il più clamoroso dei sorpassi nell’ultima giornata di Superliga. E alla Bombonera è una festa che più Xeneize non si può. Segna Carlitos Tevez, esulta in tribuna Roman Riquelme e alla fine è contento anche l’allenatore degli avversari, che è un certo grande ex di nome Diego Armando Maradona.

BACIO – El hombre del partido, ma a questo punto anche del campionato intero, è l’Apache, che al minuto 72 fa esplodere l’Alberto Josè Armando con un gol che in fondo non poteva non esserci. Non dopo che, prima del fischio di inizio, Tevez aveva deciso di…baciare Maradona. Sulla bocca, proprio come Diego aveva fatto con Caniggia ormai venticinque anni fa. E l’ex juventino spiega a Olè il perchè di quel rito. “Sapevo che avrei dovuto baciare Diego. Mi ha portato fortuna, perchè certe volte la fortuna te la devi andare a cercare”. E arrivano elogi anche per Riquelme: “Roman mi ha aiutato a ritrovare Carlitos, questa è la ricompensa”.

COMBATTERE – Nella parte azul y oro di Buenos Aires è il delirio e Tevez, che dopo il Superclasico di Libertadores perso aveva sfiorato l’idea del ritiro, si prende la sua rivincita. “Avevo fame di vittoria di nuovo. Per due o tre anni ho combattuto contro la mia testa, contro un sacco di cose. Ma ho continuato a lavorare, cercando di uscirne nel modo migliore. È stato complicato venirne fuori, tornare a quelle che sono le mie radici. Ma ho trovato me stesso al momento giusto”. Anche grazie a quel bacio a Diego. Che a questo punto vede da vicino la retrocessione del suo Gimnasia. Ma delle sconfitte della sua carriera, questa forse è la più dolce.

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