Bianchi ricorda il “suo” Maradona: “Era innamorato del calcio, la peggior punizione per lui era non farlo allenare. Ma era circondato da brutta gente…”

L’epopea napoletana di Diego Armando Maradona è legata indissolubilmente al nome di Ottavio Bianchi, tecnico del Napoli del primo scudetto. L’allenatore bresciano è quello che si è goduto il Diez nel momento migliore della sua carriera. E in una lunga intervista racconta di un ragazzo straordinario, che però…

di Redazione Il Posticipo

El Pibe de Oro raccontato da chi l’ha conosciuto molto bene. L’epopea napoletana di Diego Armando Maradona è legata indissolubilmente al nome di Ottavio Bianchi, tecnico del Napoli del primo scudetto. L’allenatore bresciano è quello che si è goduto il Diez nel momento migliore della sua carriera. E nella lunga intervista rilasciata a Infobae racconta di un ragazzo straordinario, innamorato del pallone, che in campo non poteva essere fermato. Ma che è stato rovinato da se stesso e da quello che succedeva al di fuori del terreno di gioco.

FELICE – Il ricordo di Bianchi non può che essere positivo, almeno per quello che riguarda il Diego calciatore. “Io voglio ricordarlo come una persona felice, in allenamento, mentre tira le punizioni. La sua felicità è cominciata nel 1984 a Napoli, perchè il suo arrivo ha rivoluzionato la città. Ovviamente il mondiale 1986 gli ha regalato tanta gioia, ma Napoli lo ha fatto grande. Era un ragazzo meraviglioso, ma con addosso pressioni a livello mondiale, che gli hanno reso la vita complicata. Le pressioni che lo circondavano erano impossibili da gestire per chiunque, persino per lui”.

BRUTTA GENTE – I problemi fuori dal campo erano acuiti da alcune frequentazioni… “Io non sono stato tenero con lui, ho fatto tutto quello che potevo per aiutarlo ma non ci sono riuscito. Diego era circondato da brutta gente e nessuno voleva davvero aiutarlo. Nessuno è stato capace di dirgli ‘no Diego, questo no’. Io ho potuto fare solo una piccola parte. Era impossibile convincerlo a cambiare il suo stile di vita. Nelle sue prime quattro stagioni a Napoli non ha avuto problemi, ma era difficile diegli quello che doveva fare fuori dal campo. Lì non potevo permettermi di dargli indicazioni”.

21 Oct 1990: Diego Maradona of Napoli places the ball on the penalty spot during a match against AC Milan at the San Paolo Stadium in Naples, Italy. Mandatory Credit: Simon Bruty/Allsport

ALLENAMENTI – E a chi racconta la leggenda del Maradona che arrivava alle partite quasi senza mai allenarsi, Bianchi dà una bella stilettata. “Non voleva allenarsi la mattina perchè gli piaceva fare le ore piccole a chiacchierare, ma chi dice che Diego non si allenasse mente. Era un innamorato del calcio e la peggior punizione che potevi dargli era impedirgli di allenarsi, gli dava tantissimo fastidio. E la cosa più incredibile è che in quattro anni che ho lavorato con lui non l’ho mai visto rimproverare un compagno, che fosse per un passaggio sbagliato o per una giocata non riuscita. Non è mai successo, nè in allenamento nè in partita”. Uno dei tanti segnali di una grandezza irripetibile.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy