Berlusconi e i consigli tecnico-tattici: una storia in cinque mosse

Berlusconi augura al suo “lottatore” Gennaro Gattuso le migliori vittorie con il Milan, ma non perde certo l’occasione di suggerire moduli e schemi…

di Redazione Il Posticipo

Silvio Berlusconi torna a parlare di calcio. A modo suo: non suggerisce, ordina. Forte di un passato da allenatore dell’Edilnord, l’ex presidente del Milan continua a dispensare consigli tattici. Questa volta, nel mirino, finisce Gennaro Gattuso, “reo” di gi(u)ocare con una sola punta. Anatema contro il credo tattico di chi ha sempre sostenuto che il modulo ideale sia il trequartista dietro le due punte. E due terzini che spingono e si sovrappongono. In ogni caso, Gattuso è in buona compagnia. Le stoccate di Berlusconi sono storiche. E non hanno risparmiato proprio nessuno.

Arrigo Sacchi, Borghi e Van Basten

Sono i primi anni da presidente del Milan. Berlusconi si affida a un tecnico esordiente, Arrigo Sacchi. Si è innamorato del suo calcio. Il problema è che si è preso una cotta anche per Borghi, un talento pari all’indolenza. Esattamente ciò che Sacchi non tollera. L’argentino e il guru di Fusignano non possono andare d’accordo. Borghi ritiene inutile correre per chilometri, Sacchi non considera chi non si sacrifica e mette il talento al servizio della squadra. Berlusconi è salomonico. Borghi va in prestito al Como, dove accumula appena 7 presenze. Sacchi vince lo scudetto. L’argentino rientra alla base. C’è da scegliere: lui o Rijkaard. Vince l’allenatore. Mai scelta fu più azzeccata. Come quella di lasciarlo andare, quando chiede la testa di Van Basten. Invece rotola la sua. Beh, c’è un limite a tutto…

Zaccheroni, Boban e il 3-4-3

La stagione 1998/99 si apre con un altro tecnico romagnolo alla guida del Milan. Alberto Zaccheroni, artefice di un modulo che il presidente digerisce poco. Il 3-4-3 non lo esalta, ma inizia a pagare. E, a metà della stagione, il Milan, contro ogni pronostico subodora lo scudetto. La Lazio è distante diversi punti, ma perde due partite consecutive. Derby e Juventus. Il Milan sente che può farcela. Zaccheroni rinuncia alle tre punte, e trova un Boban in formato monstre. Lo mette dietro Weah e Bierhoff. Risultato: sorpasso e scudetto. Berlusconi rivendicherà quella scelta e ritiene “suo” più che mai quello scudetto. Il ciclo del tecnico si chiuderà l’anno dopo. Memorabile la frase. “la stoffa c’è, ma il sarto….”

Zoff, Gattuso e quella marcatura su Zidane

Finale di Euro 2000. In campo: Italia-Francia. Berlusconi è in corsa per un’altra Presidenza, oltre a quella del Milan. E quel giorno, come tutti gli italiani, è felicissimo sino al quarto minuto di recupero. Ma Wiltord e Trezeguet ci mettono lo zampino e la zampata e finisce 2-1. Sconfitta che irrita non poco il Cavaliere, che umilia pubblicamente Dino Zoff definendolo “indegno”. La tesi è semplice. Sarebbe stato sufficiente inserire Gattuso su Zidane. La predica non passa inosservata. Berlusconi non attacca uno qualunque, ma il capitano dell’ultima nazionale Campione del Mondo. Dino Mito non accetta lezioni e si dimette. Da finalista di un Europeo.

Ancelotti, Kakà e l’albero di Natale

Neanche Carlo Ancelotti, tre finali di Champions, due vittorie e una sconfitta che ancora non si capisce come sia stato possibile, è stato esente da critiche. Secondo Berlusconi, non sfrutta al massimo Kakà. Il brasiliano, secondo il presidente, gioca troppo dietro. E poi quel 4-3-2-1. Meglio due punte… E anche Kaka. Il paulista andava spostato come seconda punta. Carletto, da buon diplomatico, trova la soluzione. All’inizio di ogni match, per i primi 4-5 minuti sistema Kakà secondo i “consigli” del presidentissimo. Poi, lo utilizza come meglio crede. Chi ha avuto ragione? Beh.

Gli auguri a Gattuso

L’ultimo capitolo è legato a Gennaro Gattuso, che torna sulla bocca di Berlusconi, questa volta in veste di semplice tifoso. Suggerisce anche a Ringhio di giocare con due punte e Bonaventura trequartista. Lo ascolterà? Lo scopriremo presto. L’Atalanta è alle porte…

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