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Bellerin racconta il suo calvario: “Dopo l’infortunio uscivo e bevevo. Era facile, non avevo responsabilità”

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Quando nel gennaio 2019 Hector Bellerin si è rotto il legamento crociato è stato un duro colpo per l'Arsenal, ma soprattutto per lui stesso. Lo spagnolo, ora al Betis, ha spiegato quanto quella situazione lo abbia portato fuori strada.

Redazione Il Posticipo

Nel gennaio 2019 Hector Bellerin ha rimediato la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, il che ha significato stagione finita e giocatore sotto i ferri. E mentre i suoi compagni lottavano in campo, Bellerin ha provato a tenere duro dopo l'operazione: una missione per nulla semplice. Il terzino, che ora è al Betis, ha raccontato qualche mese fa il calvario che ha affrontato al canale Youtube Timbsy.

CALVARIO - Il ragazzo non si è nascosto, spiegando quanto quella situazione lo abbia portato fuori strada. "Era la prima volta che mi capitava un infortunio del genere. E nonostante avessi amici e compagni di squadra che avevano avuto la stessa esperienza, nonostante la mia famiglia accanto, non sapevo esattamente cosa mi stesse succedendo. Parliamo di un momento in cui quando sono tornato non mi potevo ancora allenare sul serio e ho cominciato a uscire, a bere e a fare tutte quelle cose che quando sei un calciatore sai benissimo non dovresti fare. Quando il calcio, che è la tua identità, ti viene portato via, è normale sentirsi in difficoltà".

RITORNO - E quindi Belerin ha cercato rifugio altrove. "Ovviamente Londra è una città che offre parecchie distrazioni e quando senti di non avere responsabilità diventa tutto più semplice. Ovviamente sapevo che dovevo recuperare, ma non dovevo nè allenarmi nè giocare, quindi la mia mente se n'è andata da un'altra parte. Ho avuto la fortuna di avere accanto a me compagni e allenatori che sapevano quello che stavo passando e che mi hanno detto 'Hector, questo non è il modo di affrontare la cosa'. E mi sento fortunato. Ma non me ne vergogno, sento che quello che mi è successo era il miglior modo di affrontare come mi sentivo, anche se ovviamente non lo era, non risolvevo niente così, ritardavo solo il momento di affrontare la situazione. Ora come ora, quando ho un infortunio l'ultima cosa che faccio è bere, perchè so quanto possa essere una cosa brutta. Ma a volte non ci pensi. O è davvero molto complicato farlo". L'ennesima testimonianza che spiega come i calciatori, in fondo, sono molto più che umani...