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La revolucion di Valverde: personalità a profusione

Valverde lascia Messi in panchina contro la Juventus. Che schiaffo alla Signora, prima che al giocatore. Evidentemente, ha ritenuto sufficienti gli altri...

Redazione Il Posticipo

La revolucion di Valverde. Barcellona, ma quanto sei cambiato? Una squadra sparagnina. Una filosofia rivoltata come un guanto: dall'estetismo al pragmatismo. Serve un punto? Bene, allora non si spendano troppe energie, ché in fondo si gioca solo con i vice Campioni d'Europa. Valverde ha giudicato la Juventus talmente inferiore alla propria squadra da permettersi il lusso di rinunciare a Messi. Leo in panchina. Anatema al calcio e schiaffo alla Signora. Juventus-Barcellona è un match in cui Leo non è indispensabile. Bastano gli altri.

Valverde: presunzione o personalità?

Ci vuole coraggio a lasciare Messi in panchina. Spregio del rischio per presentarsi allo Stadium con un robusto turnover. Tradotto: fiducia assoluta e incondizionata nell'impianto di gioco, più che nella rosa. Non è presunzione, ma strabordante personalità. Quella necessaria per stravolgere dogmi inattaccabili da decenni: bel gioco e vittorie, al Nou Camp, viaggiano a braccetto. Adesso tutto è sacrificato sull'altare del risultato, persino il 4-3-3 impiegato sin dai tempi di Cruijff. Il Barcellona gioca un calcio al limite dello stucchevole. Passaggi a ritmi blandi, possesso palla per addormentare la partita piuttosto che dominarla. Blasfemo? Beh, si leggano le cifre. Brutti, ma si passa alla cassa: due 0-0 consecutivi per la prima volta nella storia recente del Barcellona sono sufficienti per garantirsi il passaggio del turno con un turno di anticipo. Facendo inoltre riposare alcuni dei titolari. Ecco appunto. Quanto basta per chiedersi se la domanda giusta sia chiedersi come gioca  il Barcellona di Valverde o capire come Valverde abbia convinto i giocatori a speculare sul risultato.

Salsa catalana, ingredienti all'italiana

Il Barcellona ha subito appena 5 gol fra Campionato e Champions. E la squadra è concreta, compatta, attenta più alla fase di non possesso. Già, proprio il Barça, che il pallone era abituato a penderlo al primo minuto e a restituirlo al fischio finale.  Evidentemente Valverde ha un altro modo di concepire il calcio. E si è probabilmente adattato alla situazione: il calo di Iniesta e l'infortunio di Dembelé hanno privato il Barcellona di fosforo e fantasia. Il tecnico, a quel punto, è (ri) partito da un presupposto semplice quanto incontrovertibile. Se Il Barcellona non prende gol, è abbastanza probabile che vinca comunque la partita, considerando che lì davanti, fra Messi e Suarez, qualcosa si produce. Resta da capire se questa filosofia, spendibile nel girone, pagherà anche nelle sfide secche. É vero che non prendere gol è fondamentale. Valverde però dovrebbe prendere esempio proprio dalla Juventus che fondò le sue fortune, sino a Cardiff, sulla difesa. Dove, però, un attacco atomico ebbe la meglio su una difesa di ferro.

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