Barça? City? “Macchè, meglio la Serie C”: il gran rifiuto di Adshead, piccolo fenomeno dalle idee chiare

Quando si parla di giovanissimi ci si pone quasi sempre una domanda. Meglio lasciarli crescere in piccole squadre oppure inserirli immediatamente nelle ormai onnipresenti academy? Le grandi squadre hanno optato per la seconda opzione, ma c’è anche chi…preferisce le categorie inferiori!

di Redazione Il Posticipo

Quando si parla di giovanissimi dal talento evidente, ci si pone quasi sempre una domanda. Meglio lasciarli crescere in piccole squadre, dove possono avere possibilità di confrontarsi con il calcio vero, oppure inserirli immediatamente nelle ormai onnipresenti academy, per farli giocare contro pari età altrettanto promettenti? Le grandi squadre hanno ormai sposato la seconda opzione e fanno incetta di giovani campioni in giro per il mondo, riempiendo le proprie squadre di potenziali fenomeni. Difficile rinunciare alle offerte di club come il Manchester City o il Barcellona. Eppure, come riporta il Sun, c’è anche chi per diventare grande preferisce…giocare in Serie C.

PRETENDENTI – È il caso di Dan Adshead, che ha appena esordito con la nazionale Under-18 inglese. Assieme a lui in campo c’erano compagni di squadra provenienti dalle academy dei club più importanti della Premier. E anche lui avrebbe potuto farne parte, se per il suo diciassettesimo compleanno non si fosse fatto un regalo molto speciale. Il primo contratto da professionista con il Rochdale, League One, la Serie C del football di Sua Maestà. Una scelta importante, considerando le squadre che si erano offerte di trovargli un posto nelle loro giovanili. Tra le pretendenti c’erano le due società di Manchester, il Liverpool, il Chelsea e l’Arsenal, ma anche colossi continentali come il Barça o il Bayern Monaco. Eppure il ragazzo non ha avuto dubbi. Per lui la strada più battuta non è quella giusta.

SUCCESSO – “Sono al Rochdale da quando ho otto anni. So che i miei compagni di squadra in nazionale sono a club molto più importanti, ma io ho imparato a giocare a calcio qui. Ed è qui che credo di poter crescere e diventare un calciatore di successo. Quel che conta per me è ottenere minuti in match di League One, non giocare le partite delle academy. La mia esperienza dimostra che per fare progressi non è necessario essere nelle giovanili di una grande squadra”. E il suo allenatore, Keith Hill, non potrebbe essere più d’accordo. “Siamo un piccolo club e quindi dobbiamo dare possibilità ai nostri giovani. Qui hanno un’educazione calcistica che altrove non troverebbero. Ed è meglio giocare titolari qui che nell’Under-21 di una squadra importante. Tutti apprezzano quello che fanno Guardiola e gli altri con i ragazzi, ma al successo si può arrivare da strade differenti”. Come partendo dal basso e dicendo no al percorso più semplice.

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