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Atalanta, senti Tuchel: “Non è la classica squadra italiana, per noi sarà difficile”

L'allenatore del PSG analizza il sorteggio che lo ha opposto alla Dea.

Redazione Il Posticipo

Thomas Tuchel non ha certo esultato al momento del sorteggio. Secondo quanto riportato da Le Parisien il tecnico del PSG, quando ha saputo che la sua squadra avrebbe dovuto affrontare l'Atalanta si è abbastanza preoccupato. In primis, per la forza oggettiva dell'avversario. E poi per il lungo periodo di inattività che potrebbe rendere ancora più complicato il match.

OFFENSIVI - Il tecnico teme l'Atalanta e il suo gioco. " Tutte le otto squadre che arriveranno a Lisbona lo faranno per vincere. E credo che chiunque possa riuscirci. Servono solo tre partite per vincere il torneo. Ed è altrettanto vero che in ogni singola partita, tutto è possibile. L'Atalanta non è una squadra prettamente italiana. Praticano un calcio offensivo e spettacolare, sono alla costante ricerca del gol, è davvero un piacere guardarli". Affrontarli, un po' meno. "Per noi questa partita rappresenta una grande sfida. Sarà un match molto intenso, ma noi dobbiamo vincerlo".

SOSTA - Il lungo stop condizionerà inevitabilmente la squadra. "Per adesso, la cosa più importante è prepararsi per le due finali di Coppa . Sto iniziando a pensare al Saint-Étienne. Dopo avremo  il Lione e poi altri giorni di tempo per concentrarci sulla sfida contro l'Atalanta. Ci sono  Bergamo". Si procede per gradi. "Stiamo ancora cercando di ritrovare la condizione.  La squadra però si sta comportando molto bene, vedo tutti molto concentrati. La via migliore per arrivare a Lisbona è vincere le due finali che ci aspettano".

PORTE CHIUSE - Anche giocare a porte chiuse potrebbe essere un fattore chiave: "Ci mancheranno molto i nostri tifosi. Sogni di giocare in Champions League, per gli spettatori e i tifosi. I match che si giocano in questa competizione  piacciono a tutti. L'apporto del pubblico ci mancherà molto, ma è l'unica soluzione. Dobbiamo rimanere attenti e concentrati. E accettarlo perché è necessario. La pandemia non si è ancora fermata".