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Arsenal, Pires non ha dubbi: “Emery è pazzo, ma…”

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Arrivato a fari spenti dal PSG dopo un'esperienza tutt'altro che esaltante, il tecnico spagnolo ha già conquistato tutti dalle parti dell'Emirates. E Robert Pires, l'ex leggenda dei Gunners, spiega che cosa è cambiato rispetto al regno di Wenger...

Redazione Il Posticipo

Robert Pires conosce l'Arsenal come le sue tasche: coi Gunners ha vissuto sei stagioni fantastiche e vinto due Premier League. Chi c'era allora in panchina? Arsene Wenger ovviamente... Molti pensavano che la partenza del tecnico alsaziano dopo 22 stagioni avrebbe ridimensionato la squadra, dopo anni di bel calcio e qualche vittoria. Al suo posto è arrivato uno su cui forse in pochi avrebbero puntato all'inizio: Unai Emery, ex tecnico del PSG. Lo spagnolo ha scelto Londra per rilanciarsi dopo l'esperienza in Francia e al momento sembra esserci riuscito. L'Arsenal gioca bene, segna e vince spesso. Quale è il suo segreto? Robert Pires ha provato a spiegarlo...

"È PAZZO" - L'ex centrocampista francese esalta l'allenatore spagnolo, come riportato dal Mirror: "Penso che abbia portato uno spirito positivo nello spogliatoio. Credo che l'Arsenal abbia trovato un nuovo volto, forse con una nuova filosofia, perché questo ragazzo è come un guerriero". Un tecnico tutto genio e sregolatezza? Anche, come spiega Pires poco dopo: "Puoi vederlo quando è in panchina: è un po' pazzo, ma è un buon pazzo". E i suoi giocatori sembrano aver benificiato di questa benedetta follia fin dal primo allenamento.

UNAI CHIACCHIERINO - Che cosa è cambiato allora rispetto all'era Wenger? Pires non ne fa una questione di filosofia di gioco (l'Arsenal continua a brillare davanti e a concedere qualcosa dietro), ma di atteggiamento. Sembra un lontano ricordo quello compassato e a volte addirittura distaccato del francese. Con lo spagnolo infatti la musica è decisamente cambiata: "Vuole aiutare continuamente i suoi giocatori. Se fai l'allenatore devi parlare, devi avere una buona comunicazione con loro. Penso che sia una cosa nuova per loro, ma una buona cosa". Insomma, con Emery fatti sì, ma anche tante parole.