Arnautovic, da nuovo Ibra all’Inter alla vida loca in Cina: “Ho sottovalutato la situazione. Mangiavo male, bevevo bibite gassate e non dormivo…”

Arnautovic, da nuovo Ibra all’Inter alla vida loca in Cina: “Ho sottovalutato la situazione. Mangiavo male, bevevo bibite gassate e non dormivo…”

L’idea comune è che chi sceglie di andare a giocare in Cina lo fa per i soldi e perchè può unire minimo sforzo e massimo risultato, vivendo di rendita delle proprie capacità tecniche e non dovendo impegnarsi troppo per primeggiare. Beh, errore. E se a spiegarlo è uno come Marko Arnautovic forse qualcosa di vero c’è.

di Redazione Il Posticipo

Quando un calciatore si trasferisce in Cina, il pensiero comune è sempre lo stesso: “lo ha fatto per i soldi”. Del resto, nel corso degli ultimi anni la Chinese Super League ha offerto a molti calciatori stipendi che in Europa nessuno gli avrebbe mai proposto, convincendo più di qualche stella del pallone europeo o sudamericano a cambiare vita e continente. L’altra concezione è che da quelle parti il calcio sia…più semplice. E che quindi chi sceglie la Cina lo fa anche perchè può unire minimo sforzo e massimo risultato, vivendo di rendita delle proprie capacità tecniche e non dovendo impegnarsi troppo per primeggiare. Beh, errore.

MANGIARE E BERE – E se a spiegarlo è uno come Marko Arnautovic, che in carriera si è fatto la nomea di bad boy, forse qualcosa di vero c’è. L’ex attaccante dell’Inter, arrivato alla Pinetina come…nuovo Ibra, ha parlato al canale Youtube di MrBeanyman e ha confermato che il suo approccio alla Chinese Super League è stato troppo soft. Il che lo ha portato ad avere problemi, perchè non esiste al mondo un torneo in cui si può fare bene anche senza fare vita da atleta. “Ho sottovalutato il campionato cinese. Non mi allenavo, non mi prendevo cura del mio corpo, mangiavo troppo e bevevo bevande gassate, Sprite, Coca Cola, Fanta. Tutti questi zuccheri non fanno bene al tuo corpo. Mangiavo alle ore sbagliate. Non dormivo, perchè quando sono arrivato in Cina mi ci sono volute tre settimane per adattarmi al nuovo fuso orario”.

FARE BENE – Insomma, non proprio il programma giornaliero di un professionista. Il che ha avuto conseguenza anche in campo. “Andavo a dormire alle sei o alle sette di mattina, mi svegliavo alle tre o alle quattro di pomeriggio, mi allenavo, facevo di nuovo nottata e quindi mangiavo di nuovo alle ore sbagliate”. Un circolo vizioso, che però ora l’austriaco ha deciso di spezzare, dimostrando allo Shanghai SIPG di voler fare bene. “Adesso però mi sono messo in testa che il mio club mi ha voluto qui per giocare bene, per cercare di vincere il campionato. E ho cambiato mentalità, perchè devo essere in grado di fare meglio sia in campo che come persona. Altrimenti in Cina non ci puoi giocare”. E se lo dice uno che alle regole ci ha sempre badato poco…

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