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Ariatti: “La serie C ha deciso di non giocare, la B è nel limbo”

L'ex calciatore, oggi procuratore e abbastanza vicini alla realtà del calcio minore, ha detto la sua sulle possibilità di tornare in campo.

Redazione Il Posticipo

Luca Ariatti, è molto pessimista. L'ex difensore ed oggi procuratore sportivo e molto vicino alla realtà nel calcio minore,  è intervenuto a Stadio Aperto su TMW Radio e ritiene che difficilmente il calcio possa chiudere la stagione.

COVID- L'emergenza sanitaria ha lasciato il segno: "Abbiamo vissuto settimane dure, si percepiva che le cose non andavano bene: il numero di lutti è stato molto alto.  Ora gli ospedali non sono al collasso come prima, ed è un bene. Ho avuto paura, non avevo i genitori  qui, neanche i suoceri, e quello sicuramente è stato subito di grande sollievo. La guardia, comunque, qui è ancora molto alta". Resta da capire cosa succederà al calcio. "La Serie C, per me, ha già deciso di non ripartire, e va bene così. Se a un calciatore dal 30 marzo cominci a dire: potete andare a casa, non so se si finisce. Di solito dirigenti e presidenti tendono a tenere sempre la spina attaccata, ma a quanto pare hanno fatto i loro calcoli".

OBBLIGO - Ariatti ritiene che la scelta sia quasi obbligata nelle serie maggiori: " La B secondo me è nel limbo, e se parte la Serie A diventa quasi obbligatoria. Ci sono in ballo società importanti, sono categorie collegate fra di loto. Mi pare strano che parta una e non l'altra. La UEFA qualche giorno fa ha dato il giro di vite, mettendo così la Serie A in condizione di provarci. Ho però dei dubbi sulla Primavera. Però ritengo che il sistema ne abbia bisogno, ne parlo spesso coi direttori sportivi è tutto molto delicato. Serve una linea di buonsenso e mi auguro che prevalga anche per quanto riguarda gli stipendi".