Why Always Me: alcuni calciatori sono presi di mira dagli arbitri?

Davvero gli arbitri sono influenzati dalla storia sportiva di questo o quel calciatore, al punto da modificare (involontariamente si intende) la percezione del loro comportamento in campo e agire di conseguenza?

di Francesco Cavallini

Fatti un nome, dicevano gli antichi, ed il resto verrà da sè. Certo, bisogna vedere se la reputazione che ci si costruisce nel corso degli anni è positiva o negativa. Nel primo caso, molto spesso vengono perdonati errori e mancanze. Ma nel secondo, di solito, nulla passa inosservato, anche il più piccolo pelo nell’uovo. Umano, verrebbe da dire. E siccome gli arbitri sono, ovviamente, uomini, anche loro sono influenzati dalla storia sportiva di questo o quel calciatore, al punto da modificare (involontariamente si intende) la percezione del loro comportamento in campo e agire di conseguenza. Non ci credete? E allora forse è meglio dare la parola a qualche bad boy del pallone, che dai direttori di gara si è sentito “perseguitato” al punto di chiedersi: perchè sempre a me?

Balotelli, why always me?

Il capolista assoluto di questo gruppo, neanche a dirlo, è Mario Balotelli, che del “why always me” ha fatto il suo motto. E anche in Francia, nonostante le due annate a Nizza siano finora ottime dal punto di vista delle prestazioni, si è portato dietro la fama da cattivo ragazzo accumulata nel corso degli anni. Nella scorsa stagione sono arrivati due rossi diretti in Ligue 1 e nove gialli in tutte le competizioni. Quest’anno le espulsioni sono ferme a zero, ma sono comunque arrivate 11 ammonizioni in 27 partite. L’ultima delle quali è, strano a dirsi, abbastanza controversa. Super Mario l’ha rimediata per aver protestato nei confronti del direttore di gara per degli ululati razzisti ricevuti dal pubblico di Digione. Il fischietto per tutta risposta ha tirato fuori il cartellino giallo, sostenendo che era stato Balotelli a indispettire i tifosi. Insomma, sempre lui?

Ce l’hanno tutti con Diego Costa?

La stessa cosa che si chiede Diego Costa, un altro che in quanto a cattiva reputazione non la manda certo a dire. E gli arbitri spagnoli, dopo la parentesi inglese, lo hanno accolto a braccia aperte e a cartellini spiegati. Pronti via, il 6 gennaio l’attaccante torna nella Liga con la maglia dell’Atletico Madrid e in capo a sei minuti prende un giallo per entrata scomposta, poi segna ma esulta un po’ troppo e si becca la seconda ammonizione ed il conseguente rosso. Per non parlare del cartellino rimediato nella partita contro l’Athletic Bilbao, per una protesta nei confronti dell’assistente dell’arbitro. Protesta che a dire di Diego Costa era pacata e legittima, al punto che il puntero nel post-partita si è lamentato molto, sostenendo che gli arbitri ce l’hanno con lui e che non vedono l’ora di avere un’occasione per punirlo.

Pasquale Bruno, il re delle squalifiche

E partendo dal presente, diamo anche uno sguardo al passato, tornando ad uno dei bad boys più famosi nella storia del calcio italiano. Pasquale Bruno non era soprannominato O’Animale per caso, e lo stesso difensore non ha problemi ad ammettere che spesso le sue amorevoli cure erano parecchio al di fuori dei canoni del regolamento. Il problema, almeno a sentire lui, è che la sua reputazione ormai lo precedeva, al punto che veniva punito in maniera eccessiva anche per interventi non passibili di giallo o di rosso, mentre ad altri, che evidentemente non avevano soprannomi altrettanto evocativi, i cartellini venivano risparmiati. Sarà vero? Beh, di certo Bruno una cinquantina di giornate di squalifica se le è fatte comunque. Del resto, il nome se l’era fatto…

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