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Angelo: “Ho un ristorante brasiliano a Matera. Neymar non è un leader, ballavano troppo. Ora tiferò Messi”

Angelo: “Ho un ristorante brasiliano a Matera. Neymar non è un leader, ballavano troppo. Ora tiferò Messi” - immagine 1
Il pallone, la spiaggia e un sogno da ragazzo. Poi un angolo di Brasile costruito trent'anni dopo dove meno se lo sarebbe aspettato. Angelo Mariano de Almeida, conosciuto come Angelo, ha 41 anni e una seconda vita tutta verdeoro

Simone Lo Giudice

Il verde e l'oro, la speranza e la ricchezza, il riso e il pianto. In una parola sola: Brasile. Lì è nato Angelo, l'ex terzino di Lecce e Parma cresciuto da ragazzo in riva al mare che bagna Salvador da Bahia tra partite infinite e orme sulla sabbia. Allora per tutti il mito più luminoso da imitare era Ronaldo il Fenomeno, oggi è Neymar che rispetto al primo non è ancora riuscito a diventare un leader con la Coppa del mondo tra le mani. Angelo, dopo una carriera quasi tutta italiana, è diventato un ristoratore: ce l'ha fatta con buone idee, duro lavoro e molta tenacia a Matera, la terra dove i sassi spopolano e quelli con la testa dura non sono da meno. Il suo ristorante di carne brasiliana nell'ultimo mese si è trasformato in un piccolo Maracanã e così è stato finché la Seleção non è caduta contro la Croazia. Angelo ha riso e ha pianto per il calcio proprio come faceva da bambino e come potrebbe tornare a fare un giorno in panchina.

Angelo, com'è nata l'idea di aprire un ristorante brasiliano a Matera?

È partito tutto con grande entusiasmo. Quando ho deciso di smettere di giocare, tre anni e mezzo fa, non volevo spostare la mia famiglia da qui perché i miei bambini erano già cresciuti. Avevano 13 e 15 anni. Ho scelto di ritirarmi perché non volevo sbattere la testa in C o in D con il rischio di non essere pagato. Ho lasciato soddisfatto. Ci ho dormito sopra, il giorno dopo ho preso la decisione di fare qualcosa di speciale che mantenesse la mia testa occupata. Ho scelto qualcosa di diverso.

Il suo ristorante di carne brasiliana è tra i migliori di Matera secondo le recensioni: contento per questo?

Molto! Abbiamo aperto tre anni e mezzo fa, e per uno siamo rimasti chiusi a causa della pandemia. Il cibo è brasiliano, il modo in cui mangiamo è brasiliano. La carne rossa è tutta importata da Brasile, Argentina e Uruguay. Abbiamo ottenuto grandi risultati. Siamo in Basilicata, qui la cucina locale è ricercata e famosa. C'era scetticismo nei nostri confronti. Non è stato facile raggiungere questi risultati. Se fai una cucina etnica devi stare sempre sul pezzo, quando commetti un errore lo paghi doppiamente.

Lei gestisce solo il locale oppure fa anche altro?

Sono il jolly. Mi piacerebbe imparare a stare in cucina, magari arriverò a questo livello. La mia idea iniziale era quella di gestire e di fare funzionare bene le cose per sviluppare il franchising, ma il Covid-19 mi ha tagliato un po' le gambe. Per un lungo periodo la nostra crescita è stata interrotta per colpa della pandemia. Oggi faccio tutto quello che serve in cucina e in sala.

Com'è composto lo staff?

Voglio che i miei ragazzi siano tutti brasiliani. Trovare persone che vogliono rimanere qui e sposare questa causa non è semplice. Al momento siamo io e mia moglie, poi mio fratello che è arrivato da poco, ci sono anche altri due ragazzi.

Che cosa s'intende per churrasco?

Facciamo tre tagli di manzo. C'è la salsiccia dolce e quella piccante. Poi la costina di maiale, quindi i fusi di pollo. Abbiamo cinque tagli di carne rossa: la picanha, lo scamone, la gobba del bue. Li rende speciali come vengono cotti o arrostiti. Il modo di mangiare è brasiliano come la nostra carne. I nostri animali crescono in un clima particolare. Ogni taglio ha il suo odore e il suo gusto.

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Insomma, il suo ristorante è stato il posto perfetto per seguire il Mondiale...

Abbiamo riso e pianto. Ci siamo divertiti e disperati. Noi brasiliani che viviamo in questa zona ci siamo ritrovati e abbiamo visto le partite insieme. Tutti hanno capito che questo ristorante è un po' il Brasile. È stato bello finché è durato.

Vi aspettavate di fare qualcosa in più? ll Brasile vi ha deluso?

Non so se delusione è la parola giusta. Nel calcio può succedere di tutto. Vista la qualità e la tecnica, speravamo di fare di più. Nessuno si aspettava che sarebbe accaduto, ma in questo Brasile ognuno andava per i fatti suoi. Neymar non è un leader nel vero senso del termine. Non è uno che va dagli altri e dice che gli hanno rotto le scatole. In passato avevamo Dunga, Romário e Bebeto: quando parlavano loro tutti stavano zitti. In questa nazionale c'erano troppa euforia e troppa gioventù, si piacevano tutti un po' troppo. Il Brasile è stato tutto un ballo. Su 32 nazionali al Mondiale, 31 arrivano allo stadio in silenzio, solo il Brasile arrivava ballando la samba prima di una partita di Coppa del mondo.

Il Brasile non vince un Mondiale dal 2002: è passato troppo tempo da allora?

Sono tanti anni, vediamo se quest'ultima lezione ci servirà. Ci dovevano pensare tutti prima della sconfitta contro la Croazia: penso ai calciatori e alla Federazione brasiliana, allo stesso c.t. Tite. Spero che questa eliminazione serva a qualcosa.

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Avete pianto anche per l'Argentina vedendola arrivare in finale? Come vivete questa rivalità?

Mi fa piacere per loro. Se batterà la Francia il titolo tornerà in Sudamerica. Sono contento per Lionel Messi: ha vinto 7 Palloni d'Oro, ma viene ancora criticato perché non ha conquistato il Mondiale come Diego Armando Maradona. Dovesse vincere l'Argentina, voglio vedere che cosa si dirà ancora di questo campione e se qualcuno avrà il coraggio di puntargli il dito contro.

Che idea si è fatto invece di Cristiano Ronaldo, un altro campione criticato...

Ha vinto 5 Palloni d'Oro e ha conquistato tutto quello che poteva conquistare con la squadra di club. Si è conquistato tutto da solo con il sudore e con il lavoro. Lo ammiro come professionista. Anche lui per 20 anni è stato sul pezzo. L'unico nostro campione che ha vinto 2 Palloni d'Oro è stato Il Fenomeno. Messi e CR7 sono stati pazzeschi. Ognuno è libero di criticarli, come fanno telecronisti e opinionisti. Io ci penserei sempre due volte prima di dire qualcosa. Sono stati due grandi vincenti.

Lei ha giocato con tre campioni del mondo 2002: Dida, Vampeta e Ricardinho: come interpretavano il gioco?

Era un'altra generazione. Non c'erano né Internet né l'esposizione mediatica che c'è oggi. Esistevano solo i paparazzi, essere beccati però non era così semplice. Oggi è tutto diretto, basta fare qualcosa di eclatante per finire sui social. In quel Brasile c'erano calciatori già arrivati nei loro club, erano tutti campioni. Si erano messi a disposizione l'uno dell'altro. C'erano un capitano e un allenatore con grande polso. Questo è l'aspetto che differenzia la nazionale campione nel 2002 da quella eliminata in Qatar.

Essere giovani è una cosa negativa?

No, però se sei giovane devi essere maturo. Questa nazionale potrebbe giocare i prossimi quattro-cinque Mondiali, ma non penso che andrà così perché ho visto poca maturità. Tutti conoscevano Vampeta e Dida, molto criticato al Milan, poi è tornato in Brasile al Corinthians, ha vinto il Mondiale, poi col Milan ha disputato una grande carriera. Dobbiamo toglierci il cappello di fronte a lui.

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Lei com'è nato calciatore?

Io sono cresciuto in una zona di mare in Brasile, precisamente a Salvador da Bahia. Giocavamo sempre a pallone sulla spiaggia. La mia grande passione mi ha permesso di andare avanti contro tutto e contro tutti. Mio padre ha giocato in D e in Eccellenza, ma non credeva troppo in me. Voleva che studiassi perché non credeva che sarei riuscito a costruire la mia vita giocando a calcio.

Che cosa sognava suo padre per lei?

Voleva che facessi l'avvocato o il medico. Sognava che diventassi per tutti il Dottor Angelo. A scuola andavo bene perché mi piaceva studiare. Ci divertivamo, ricordo di avere costruito tante amicizie. Io però pensavo solo a giocare, non ho mai creduto di fare altro. Forse questa è stata la mia forza nei momenti brutti. Avevo una strada di fronte a me, l'ho puntata e ho avuto ragione.

Seguiva il calcio italiano da ragazzino?

Ho sempre sognato di giocare in Serie A. All'epoca tutti desideravano sbarcare nel calcio italiano oppure in quello spagnolo. Per caratteristiche io mi vedevo meglio nel secondo, poi è arrivata l'occasione di arrivare in Serie A e l'ho colta. Non è stato facile. Venivo da un calcio brasiliano basato sui duelli e sull'uno contro uno. Mi sono ritrovato nel Paese della tattica. Ho fatto fatica all'inizio per il ruolo che ricoprivo. Piano piano ho messo la testa a posto e ho conquistato ciò che volevo.

Qual è stato il suo momento più bello in Italia calcisticamente? E quello più brutto?

Non riesco a scegliere quello più bello perché ce ne sono stati davvero tanti in 18 anni: penso alle salvezze conquistate con il Lecce, alla vittoria del campionato di Serie B per ritornare in A. I momenti più brutti sono legati invece alle retrocessioni.

Me li racconti...

È stato difficile a Siena quando c'è stato il fallimento: avevamo creato un gruppo solido, facendo sacrifici per provare a salvare quella società. Alla fine però non ce la abbiamo fatta. Sono stato male anche quando sono andato via dal Foggia. All'arrivo avevo 34-35 anni. Con Roberto De Zerbi ho imparato cos'è il calcio, pieno di numeri e statistiche. L'anno successivo lo hanno mandato via e al suo posto è arrivato Giovanni Stroppa, ma avevamo ancora un grande gruppo. Poi ho dovuto lasciare: è stata dura per me, ero uno degli artefici di quel gruppo. È stato bello vincere il campionato per il popolo foggiano. A Foggia sentono e vivono il calcio con grande passione, è stato bello rendere felice quella gente.

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Lei è stato allenato da Zdenek Zeman, Gian Piero Gasperini e Roberto De Zerbi. Chi è stato più importante?

Zeman è stato unico per il rapporto umano che riusciva ad instaurare coi giocatori. Non ho avuto un altro allenatore come lui. Gasperini è il più forte perché è riuscito a rinnovare sempre la sua filosofia di gioco, oggi è lo stesso dei tempi di Crotone però molto più preparato. Il mister ha saputo dire la sua nel calcio di oggi sempre più competitivo. Ha fatto qualcosa di spettacolare con l'Atalanta, ma se ne parla ancora poco perché non è grande come Milan, Inter e Juventus. Eppure è un allenatore coi fiocchi. De Zerbi mi ha insegnato tantissime cose e posso dirgli solo grazie per questo e augurargli di arrivare lontano con le sue qualità.

La vedremo mai allenare?

Voglio farlo, dovrei iniziare presto il corso per il patentino Uefa A, al momento ho solo l'Uefa B. Purtroppo sono molto impegnato al ristorante perché non abbiamo ancora abbastanza personale. Non posso muovermi da qui. Abbiamo investito un po' di soldi e non possiamo lasciare una cosa a metà. Mi piace. Nella vita pensiamo di prendere certe strade poi il destino ce ne mette di fronte altre che si rivelano altrettanto belle. Non posso trascurare il ristorante. Siamo messi bene su tutti i siti che recensiscono i ristoranti. È bello e importante.