Anelka l’incompreso si racconta: “Mi attaccavano, raccontavano bugie ma io non smentivo mai. La leggenda del cattivo ragazzo è cresciuta facilmente…”

“Anelka l’incompreso”. Difficile trovare un titolo migliore per il documentario di Netflix che parla del francese. Al punto che lo ammette lui stesso, durante un’intervista in cui parla di se stesso e di quel giorno ai mondiali in Sudafrica in cui, dopo uno scontro con Domenech, la nazionale francese si è ribellata al suo CT.

di Redazione Il Posticipo

“Anelka l’incompreso”. Difficile trovare un titolo migliore per il documentario di Netflix che parla del francese. Al punto che lo ammette lui stesso, durante un’intervista a Le Parisien. In cui parla di se stesso e di quel giorno ai mondiali in Sudafrica in cui, dopo uno scontro con Domenech, la nazionale francese si è ribellata al suo CT.

INCOMPRESO – Incompreso dunque, di nome e di fatto. “Il titolo l’ha scelto Netflix, ma mi piace. Definisce bene il giocatore che ero e le incomprensioni che ci sono state sulla mia personalità. Ero diverso, riservato, persino timido. La mia storia è quella di una persona che si rifiutava di essere come gli altri per integrarsi. Gli altri non volevano accettare il mio essere diverso”. Ma quindi qual è il vero Anelka? “Il vero Anelka è quello che si è visto in campo, l’altro non esiste. Non volevo parlare con la stampa all’inizio della mia carriera e ne ho pagato il prezzo. Normalmente, se si dicono bugie su un calciatore, alla fine lui risponde per smentirle. Io non l’ho mai fatto, non ho smentito niente e non mi interessava farlo. Ero una specie di sacco da boxe, incassavo senza mai rispondere. E la leggenda del cattivo ragazzo è cresciuta con facilità. Poi ovviamente ho davvero fatto alcune cose che l’hanno alimentata…”.

2010 – Cose come lo scontro frontale con Domenech al mondiale 2010. Una scena, tra insulti e urla, che ha fatto il giro del mondo pur essendo accaduta nelle sacre mura dello spogliatoio. “Quello che è successo quel giorno è quello che accade milioni di volte in ogni spogliatoio. Quando arrivi a un certo livello, devi avere un po’ di carattere. Io ho solo detto ‘devi solo fare la tua squadra di m***a’. Era una reazione da spogliatoio, per far cambiare le cose, e lì doveva rimanere. Ma non solo è venuta fuori, ma è anche uscita nella maniera sbagliata. Non ho chiesto scusa in pubblico perchè è un qualcosa che è successo nello spogliatoio, davanti al gruppo mi sarei scusato”. Il gruppo però sta con Anelka e non con Domenech. E scatta l’ammutinamento, che porta a una precoce eliminazione. Una questione cui c’è ancora oggi polemica. “Non ho capito quando, anni dopo, alcuni hanno detto che non si stavano rendendo conto di fare qualcosa di stupido. Ero lì quando abbiamo preso quella decisione, nessuno è stato obbligato a fare niente e tutti sapevano quello che stavamo facendo. Non ho risentimento verso Domenech e prima di quel momento avevamo un buon rapporto. Ma non ho più parlato di lui dopo di quel giorno”. Incompreso, certo. Ma forse anche un po’ per colpa sua…

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