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Amoroso: “Vendo vestiti e cavi per cellulare. Udine casa mia, potevo andare alla Juve ma Henry…”

Simone Lo Giudice

Le sarebbe piaciuto giocare nella Juventus dopo Udine?

Il destino non lo ha voluto. Carlo Ancelotti mi voleva, ma Thierry Henry ha rifiutato l'Udinese. Forse non ero ancora pronto per la Juve. Essere rimasto è stata la scelta migliore per me e per tutti i tifosi friulani.

Che cosa le ha dato l'esperienza al Parma invece?

Era una piazza simile ad Udine: tranquilla, l'ideale per continuare a crescere e un giorno andare magari in una big. Purtroppo mi sono fatto male in Copa America e quando sono arrivato non ero al cento per cento. Ho un grande rimpianto, purtroppo fisicamente non ero il grande Marcio Amoroso visto a Udine.

Poteva andare anche alla Roma che poi ha vinto lo scudetto?

Sì, ma il Parma era pronto a spendere di più per me e così la famiglia Pozzo mi ha venduto ai gialloblù. Andare alla Roma è stata una possibilità. C'erano i brasiliani. Mi sarebbe piaciuto fare quell'esperienza.

Che cosa le hanno lasciato le stagioni al Borussia Dortmund?

Ho conquistato subito il cuore dei tifosi per il mio modo di giocare. Vivere in Germania non è stato facile per la lingua, ma la mia famiglia si è adattata. Con la cucina meno: mangiavo sempre come gli italiani.

Lei ha giocato con Jan Koller in attacco: era davvero un gigante?

Noi brasiliani lo chiamavamo "Dino" perché era come un dinosauro. O "Gino" perché era un gigante. Koller faceva l'attaccante, io ed Ewerthon giocavamo più esterni, Tomas Rosicky era la mezza punta tra le linee. Il 2001-02 è stato meraviglioso. Con noi il Dortmund ha rivinto la Bundesliga dopo tanti anni.

Al Milan le hanno perdonato quella tripletta contro il Borussia in Coppa Uefa?

Era l'andata della semifinale nel 2002. C'era Adriano Galliani. Un giorno gli ho detto che mi avrebbe dovuto portare al Milan nel 1998-99 insieme al mister Zaccheroni, a Thomas Helveg e a Oliver Bierhoff. Ho fatto una lunga strada, ma alla fine sono arrivato al Milan. Ci ho giocato per pochi mesi, ma è stato un onore indossare la maglia rossonera rispettata in tutto il mondo. Ancelotti mi ha dato pochi minuti, se avessi giocato di più lo avrei messo in difficoltà. C'erano tanti brasiliani come all'Inter e alla Roma. 

Il Milan vincerà lo scudetto?

Era il momento di ritornare ad essere il vero Milan. Mancava ad alti livelli da una decina di anni. Il club si sta riprendendo facendo un calcio diverso. Spero che con Paolo Maldini possa tornare ad essere una squadra competitiva fino in fondo e a lottare per grandi traguardi.

Lei ha vinto il Mondiale per Club e la Copa Libertadores con il San Paolo nel 2005: è stato il suo riscatto?

Il 2002 è stato un anno d'oro per me: ho vinto la Bundesliga e la classifica marcatori, sono arrivato in finale di Coppa Uefa e sono stato vice capocannoniere del torneo. Dovevo andare al Mondiale col Brasile, ma non sono stato convocato. Nel 2005 ho vinto con il San Paolo contro il Liverpool a Yokohama, nello stesso stadio in cui il Brasile ha vinto il suo quinto Mondiale. Per me quel successo ha lo stesso peso.

Lei è tornato in campo nel 2016: perché?

Ho giocato con il Boca Raton nell'American Premier Soccer League. La società mi ha scelto per lanciare la squadra. Ho dato una mano al presidente brasiliano mio amico. Abbiamo fatto investimenti insieme.

C'è una partita che vorrebbe rigiocare?

Una con l'Udinese della Coppa Uefa 1997-98: abbiamo battuto l'Ajax 2-1 al Friuli, ma avevamo perso 1-0 all'andata e non siamo passati. Gol di Bierhoff e Poggi, quel giorno purtroppo è mancata solo la mia rete.

Qual è stato il difensore più difficile da affrontare?

Paolo Maldini: aveva un'intelligenza calcistica fuori dal comune. Giocava sempre sulla palla, aspettava il momento giusto per fermarti. Per me è stato il difensore più pulito nel gioco e più difficile da superare.

Sogna di tornare in Italia?

Udine è la mia seconda città nel mondo. Ci ritorno molto volentieri. Sarà casa mia per sempre.