Altro che cena di Natale: per chi gioca in Premier, sono dolori. Ian Wright: “Ricordo tacchino e secchiate di broccoli”

Il campionato di Sua Maestà non ammette deroghe. Si gioca a Santo Stefano. Ergo, vietato sgarrare a tavola.

di Redazione Il Posticipo

Una cosa è godersi lo stile di vita sontuoso che deriva dall’essere uno sportivo professionista multimilionario, ma alla vigilia di Natale essere un calciatore è divertente come, cita il Sun, essere un armadio dimenticato nel sottoscala. Il motivo è molto semplice. Il campionato di Sua Maestà non ammette deroghe. Si gioca a Santo Stefano. Ergo, vietato sgarrare a tavola.

PROFESSIONISTI  – Il tabloid inglese ha elencato i cibi che potranno consumare i calciatori a Natale. Naturalmente tutto varia in funzione alla sessione di allenamento e alla sensibilità professionale di ciascun calciatore ma sarebbe perlomeno complicato consumare torte al cioccolato e cibi particolarmente grassi all’antivigilia di un match o di un viaggio. Già, perché chi gioca fuori casa, passerà il Natale in trasferta. E non avrà possibilità di “sgarrare”.

COLAZIONE – Dunque, sognando un gateau di carne macinata o, per restare dalle nostre parti, una frittura di pesce, ecco come potrebbe essere un tipico giorno di Natale per un giocatore professionista. Colazione con alcuni tocchetti di cioccolata all’arancia, quindi una scelta non esattamente pantagruelica. Porridge, cereali e uova. E per frutta, l’ananas, ottima per depurare il fisico e recuperare da sforzi e lesioni.

PRANZO – Il pranzo è per certi versi simile a quello che imbandirà le tavole di chi non deve affrontare un impegno agonistico, ma le porzioni e la cottura cambiano drasticamente. Tacchino rigorosamente arrosto, chi invece preferisce il maiale dovrà gustarlo al vapore. E per contorno,  patate arrosto. I calciatori hanno bisogno di 7g di carboidrati per cholo corporeo. Quindi solo i giganti potranno arrivare a 80 grammi di pasta. E in ogni caso chi dovrà affrontare un viaggio si ritroverà servite pietanze in qualche hotel nel bel mezzo del nulla con personale che evidentemente non  preferirebbe essere lì per la cena di Natale. Ian Wright ha un ricordo. “Mangiavamo solo tacchino e secchiate di broccoli a Natale”. Insomma, per una volta, meglio non essere calciatori professionisti. Del resto, per arrivare a certi livelli occorrono sacrifici. E anche privarsi delle gioie del cibo fa parte della vita non tutta rose e fiori come sembra, dei calciatori che oltre a rinunciare al pranzo non potranno condividere il Natale con le proprie famiglie almeno sino ai 38-40 anni.

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