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Chinaglia, la Lazio del 1974 e le altre che hanno scritto la storia

Redazione Il Posticipo

Il 1987 non è solo calcio. É epica. Storia che si intreccia con il mito di un uomo che, nonostante 7 reti in 40 partite, è ricordato come  colui che salvò la Lazio. Il 5 agosto 1986 la squadra, coinvolta nel filone del calcioscommesse è retrocessa in serie C. Sentenza riveduta dalla Corte d'Appello Federale che condanna la Lazio a 9 punti di penalizzazione da scontare nel campionato di B. La vittoria, allora, vale due punti. É una retrocessione ad orologeria. Fascetti raduna la squadra. Poche ma sentite parole. “Chi non se la sente, lasci adesso”. Restano tutti. Inizia il cammino della speranza. Pari a Parma e sconfitta interna con il Messina. Sembra l'inizio della fine. Invece la Lazio si compatta. Un anno maledetto. Muore anche il presidente Lenzini, l'uomo del primo scudetto. A due giornate dal termine, la Lazio è un con un piede e tre dita in serie C. Al massimo, può ambire agli spareggi. Perde a Pisa. Restano 90'. La sfida decisiva si gioca con il Vicenza. Solo un risultato possibile. Vincere. Olimpico stracolmo, 62mila spettatori. A 8' dal termine, Fiorini si trova fra i piedi il pallone della vita: chiude gli occhi, finta di tacco e tira di punta. Gol. La Lazio va a Napoli a giocarsi la B con Taranto e Campobasso. Perde con i pugliesi, ma un gol di Poli, nella sfida decisiva contro i molisani, salva la Lazio.