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La nuova tendenza del mercato: ora si acquistano anche gli allenatori

Una volta si pagavano solo i cartellini dei giocatori. Oggi durante il calciomercato si acquistano anche gli allenatori. La chiamano compensazione, o clausola rescissoria, a seconda delle modalità con cui avviene la fine del contratto.

Redazione Il Posticipo

La chiamano compensazione, o clausola rescissoria, a seconda delle modalità con cui avviene la fine del contratto. Ma la realtà del calcio di oggi è un'altra. Una volta si pagavano solo i cartellini dei giocatori. Ora durante il calciomercato si acquistano anche gli allenatori, anche se si tratta di una formula che non è stata ancora "ufficializzata" e lasciata alle scritture private. Una volta, per assicurarsi le prestazioni di un allenatore sotto contratto, bastava un po' di buon senso. Le piccole squadre lasciavano spesso i loro tecnici alle grandi, magari come ringraziamento per i servigi ricevuti nel corso degli anni. E un po' tutti i club, anche quelli più blasonati, hanno sempre cercato di evitare di ritrovarsi sulla propria panchina allenatori non motivati o con la testa altrove.

Il tecnico è un valore, ma portarlo via deve costare?

Ma poi qualcuno ha pensato, perchè non posso guadagnarci qualcosa? Del resto il ragionamento, da un certo punto di vista, fila. L'allenatore è parte integrante di un progetto calcistico e a volte ne diventa addirittura il catalizzatore supremo. Sensato quindi che vederlo andare da qualche altra parte, quando è ancora sotto contratto con la propria società, sia fastidioso. È un po' lo stesso principio della cessione di un calciatore: è un valore per la squadra e come tale va pagato. E quindi quelli che prima erano dei semplici gentlemen's agreement ora prendono forme diverse. Appunto, compensazione, quando la somma per interrompere il rapporto tra tecnico e società non è prestabilita e va negoziata. Oppure clausola rescissoria quando, come nel caso di Sarri, l'allenatore può liberarsi dal contratto pagando una penale già definita.

Il Bayern e il Borussia...fanno spesa in panchina

E i grandi club, soprattutto quelli che non badano a spese, si sono ben conformati a questa nuova situazione, iniziando a comprare, oltre ai calciatori, anche gli allenatori. Sarà con molta probabilità il caso del Bayern, che per sostituire Heynckes sta puntando Ralph Hasenhüttl, tecnico del Lipsia, dopo aver incassato il no di Tuchel, che invece un contratto in essere non ce l'ha ma preferisce andare ad allenare l'Arsenal. Il club sassone dovrebbe ricevere come compensazione una cifra vicina ai dieci milioni di euro, realizzando così una...corposa plusvalenza, dato che per mettere sotto contratto Hasenhüttl nel 2016 aveva dovuto sborsare "solamente" un milione e mezzo. Problema simile per il Borussia Dortmund, che vorrebbe ingaggiare Favre dal Nizza e dovrà pagare di nuovo, circa tre milioni di euro, neanche un anno dopo averne sborsati cinque all'Ajax per Bosz, poi licenziato dopo qualche mese.

Le squadre pagheranno gli allenatori quanto i calciatori?

E quindi la domanda si pone: è giusto "acquistare" gli allenatori? Ed il loro eventuale fallimento non va a questo punto equiparato a quello di un calciatore strapagato? Nel 2010 il Real ha speso 16 milioni di euro per strappare Mourinho all'Inter, ricevendo in cambio una Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna in tre stagioni. Un po' poco per i Blancos, anche considerando che il portoghese, tra penale e stipendio, non è certo stato a Madrid gratis. Ma soprattutto, vista la deriva del mercato, quanto ci vorrà prima che le clausole dei top manager, che nella maggior parte dei casi (Guardiola, Mourinho, Conte) sono già pagati più dei propri calciatori, raggiungano livelli stratosferici come i cartellini di chi gioca? Arriveremo al punto in cui bisognerà scegliere se 30 milioni di euro servono di più per acquistare un centrocampista da 15 reti l'anno o un tecnico che gioca con il falso nueve? Chissà. Ma l'impressione è che lo scopriremo presto.