Per il dopo Conte, soluzione in…Terry: l’ex capitano vuole tornare al Chelsea

Le voci che arrivano da Birmingham rivelano che l’ex capitano e simbolo del Chelsea, vorrebbe tornare…a casa. E magari sedersi sulla panchina che ora è del tecnico leccese.

di Francesco Cavallini

Pare che i due si siano lasciati bene, con tanto di foto celebrativa tenendo assieme il trofeo della Premier League. E pensare che all’inizio dell’avventura inglese di Antonio Conte, uno dei primi “obiettivi” del manager del Chelsea sembrava essere proprio l’epurazione di John Terry, del vecchio capitano. Figura storica del club, amatissimo dai tifosi e quindi, potenzialmente, un’autorità interna che rischiava di minare la presa dell’ex CT azzurro sullo spogliatoio. Alla fine Terry ha convinto il tecnico a tenerlo per un’altra stagione, in cui sono arrivate quattordici presenze ed un’altra Premier, la quinta per il difensore.

Terry sta guidando l’Aston Villa verso la Premier…

Che però poi ha capito che per lui al Chelsea ci sarebbe stato sempre meno spazio e ha deciso di terminare i suoi giorni sul campo lontano da Stamford Bridge, per la precisione nel lodevole tentativo di riportare l’Aston Villa in Premier League. Tentativo che peraltro sembra destinato a riuscire, dato che i campioni d’Europa 1981/82 sono secondi in Championship anche grazie alle ventuno presenze dell’ex skipper dei Blues e che, escludendo il Wolverhampton con un piede e mezzo già nella massima divisione, si giocheranno la promozione diretta con Derby County e Cardiff, cercando evitare la tagliola dei playoff. Cosa farebbe Terry in caso di ritorno tra i grandi? Vorrà cimentarsi in un’altra sfida, magari incrociando la strada del suo Chelsea?

…ma vorrebbe tornare al Chelsea

Forse. Ma le voci che arrivano da Birmingham rivelano che l’ex capitano, pupillo di Mourinho e simbolo del Chelsea, vorrebbe tornare…a casa. Non certo in campo, perchè gli anni, trentotto, ad alti livelli si fanno sentire sempre più. Però un posticino nello staff del club, un po’ sulla falsariga di Steven Gerrard, rientrato nei ranghi del Liverpool partendo dalle giovanili, non dispiacerebbe certo a Terry. Poi per fare carriera c’è sempre tempo, anche considerando la frequenza con cui Abramovic esonera tecnici, puntando poi quasi sempre ad una soluzione interna. E, immaginando un addio di Conte a fine stagione ed un Terry nell’organigramma societario, quanto potrebbe passare prima di una…sollevazione popolare per far sedere l’idolo di casa in panchina?

L’ex capitano in panchina? Una soluzione rischiosa

Poco, molto poco, conoscendo la situazione del Chelsea, che sull’umore della piazza costruisce spesso trionfi e cadute. Basterebbe pensare ad Ancelotti, mai apprezzato a pieno perchè seguito dal fantasma di Mourinho. O a Di Matteo, che da supplente ha vinto la Champions League, guadagnandosi la riconferma a furor di popolo e poi l’ingloriosa cacciata. E anche il ritorno di Mou, nonostante una Premier League conquistata, è finito tra le polemiche, con il pubblico che sosteneva il tecnico e la dirigenza (cioè Abramovic) stufo di una stagione mediocre. Certo, con in panchina una figura amata trasversalmente come Terry, sarebbe difficile anche per il vulcanico boss dei Blues effettuare una delle sue classiche cacciate. Sarà per questo che a Stamford Bridge ci penseranno bene prima di riaccogliere il figliol prodigo e sperano che l’Aston Villa torni in Premier. Forse Terry è meglio vederlo da avversario, che con la tuta sociale.

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