…e alla fine sul campo ha vinto il Maxismo

Praticità anche a discapito della bellezza, alternative sempre pronte, un pizzico di fortuna all’occorrenza e soprattutto una strategia che non sia sempre la stessa. Ecco come Allegri ha sconfitto il Sarrismo.

di Vincenzo Marangio

Oggi è un giorno calcisticamente triste per tutti gli iscritti al partito del Sarrismo. Sarà dura spiegargli che il calcio non è una scienza esatta e soprattutto non è un concorso di bellezza. Sarà dura riportare tutti con i piedi per terra e accettare ancora una volta la possibilità (perché per ora resta solo tale) che il Maxismo (se proprio vogliamo per forza dare sempre un nome alle cose) è la “filosofia” che più si avvicina al concetto di vittoria nel mondo del calcio: praticità anche a discapito della bellezza, alternative sempre pronte, un pizzico di fortuna all’occorrenza e soprattutto una strategia che non sia sempre la stessa. Nove mesi senza sconfitte per il Napoli non possono essere cancellate in una notte, non si sgretola affatto la consapevolezza che la squadra di Sarri sia bella e anche forte, ma le quarantaquattro partite consecutive in cui la Juventus di Allegri ha sempre segnato, senza trascurare i 6 (sei) scudetti di fila che l’hanno proiettata nella leggenda del calcio, ridisegnano la geografia del calcio.

ALLEGRI HA SEMPRE IL VESTITO GIUSTO NELL’ARMADIO

Non è un concorso di bellezza, dunque, ma di praticità. L’abito giusto nella sera giusta ma soprattutto un armadio pieno di abiti per qualsiasi occasione. Non ha senso indossare la cravatta se vai a fare la guerra. La Juventus di Allegri non sarà la più bella, d’accordo, ma è certamente la più pratica e camaleontica, la squadra che più di tutte in Italia e in Europa cambia pelle da una gara all’altra e addirittura nella stessa gara come ieri: 4-3-2-1; 4-3-3; 4-1-4-1; 4-4-2. E chi crede che siano solo numeri da sistemare in campo allora non conosce bene il calcio. C’è un lavoro enorme dietro tutto questo, un lavoro che parte dalla società, passando per il mercato guidato dalle indicazioni del tecnico. Non è un caso che tra i migliori della Juventus nella battaglia del San Paolo ci siano De Sciglio, Matuidi e Douglas Costa. Gli innesti voluti, cercati, difesi, integrati e poi vincenti. Sarri che è un magnifico uomo di calcio lo sa e ieri sera nel post gara ha deciso di togliersi le scarpe e far scivolare via qualche sassolino “mi dite di fare le rotazioni? Ma con chi ruoto Mertens?!…mi parlate di Roma, Juventus, Inter, queste sono grandi società noi no..”. Sarri è un sarto straordinario, forse il più bravo, ma se manca il tessuto il vestito sarà sempre lo stesso.

NON STUZZICCARE IL CAN CHE DORME…

Sarà un giorno controverso anche in casa De Laurentiis. In tempi non sospetti, quando tutti parlavano di scudetto (che sia chiaro resta una concretissima possibilità in casa Napoli), il buon Aurelio faceva il pompiere, anche un po’ inaspettatamente considerate le sue precedenti uscite, e spiegò la sua prudenza con una frase emblematica “Non stuzzichiamo il can che dorme..”. Già. Nel calcio oltre al bel gioco, ai numeri, ai moduli e quindi ai vestiti, ci sono anche cuore, motivazioni e orgoglio, tutto ciò si è messo in moto nei giorni che hanno immediatamente preceduto questa super sfida. Due eventi su tutti, entrambi nella stessa sera: Sarri che vince l’ennesimo premio al Gran Galà del calcio anche se sul campo i risultati dicono che Allegri ha vinto facendo cose eccezionali. E poi le parole di Edo De Laurentiis: “Higuain? Spero che giochi così gli facciamo 4 gol con lui in campo”. Senza dimenticare i messaggi malauguranti (dopo l’operazione alla mano subita) dei tifosi del Napoli sui profili social di Higuain. Il cane è stato stuzzicato nel modo peggiore e non è un caso se la vittoria è nata da un capolavoro strategico di Allegri condito da una perla di Higuain. Anche senza una mano. La risposta da parte di chi aveva una voglia matta di rispondere. Rigorosamente sul campo.

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