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Di Chiara: “Pioli come Ancelotti. Roby Baggio, un barzellettiere. Che ricordi quel Perugia-Juventus nel 2000”

Simone Lo Giudice

Lei ha giocato con Stefano Pioli alla Fiorentina: si intravedevano già qualità da allenatore anche nel suo caso?

Stefano è un caro amico. È un uomo pragmatico, molto tranquillo, "alla Ancelotti". Cerca di trasmettere tranquillità. Non lo fanno tutti gli allenatori. Antonio Conte, come Arrigo Sacchi, trasmette tensione, non vuole che nessuno abbassi mai la guardia. Un giocatore deve essere bravo a prendere il meglio da un allenatore così. Io preferisco allenatori più simili ad Ancelotti e a Pioli.

Ha un ricordo legato a Pioli giocatore?

Abbiamo fatto insieme la cavalcata europea alla Fiorentina. Nel 1990 ci siamo giocati la Coppa Uefa con la Juve: abbiamo perso la finale tra mille polemiche. Nella semifinale contro il Werder Brema, purtroppo Pioli si ruppe il ginocchio: per lui fu una mazzata, uscì dal campo in lacrime. Quel pesante infortunio ha compromesso la durata della sua carriera. Due anni dopo andai al Parma, città natale di Stefano. Anche in virtù di questo abbiamo mantenuto un bel rapporto. Nella sua carriera non è mai stato fermo: questo dimostra che sa stare nell'ambiente. Oggi sta raccogliendo quello che non aveva mai raccolto in passato. Se vincerà lo scudetto al Milan, farà un'impresa perché la sua squadra non era la candidata numero uno.

Lei ha giocato con Roberto Baggio: qual è il suo più grande ricordo legato a lui?

Abbiamo vissuto insieme per quattro anni alla Fiorentina. Roby è andato via un anno prima di me ed è passato alla Juve. C'è stato grande caos intorno alla sua vicenda di mercato. Con i compagni di squadra è sempre stato un tipo scherzoso, ha sempre fatto gruppo. Era un leader più tecnico che carismatico. Sul campo gli riuscivano colpi magici. Caratterialmente era molto silenzioso. Abbiamo avuto la fortuna di giocare insieme anche in Nazionale. Roberto poi era un grande barzellettiere.

Che cosa ricorda del suo Parma invece?

Eravamo sostenuti da una grande azienda come la Parmalat, una multinazionale che agiva in una città di provincia che ti lascia vivere tranquillo. Connubio vincente. Il Parma è stato costruito con intelligenza. senza spendere tantissimo. L'acquisto più importante ero stato io dalla Fiorentina, poi venne Antonio Benarrivo dal Padova. C'erano stranieri come Claudio Taffarel, Georges Brün e Tomas Brolin. Alla guida c'era un grande allenatore come Nevio Scala che ha fatto del 3 5 2 la sua arma prediletta. Ha trovato in me e in Benarrivo i terzini perfetti per quel modulo. Abbiamo conquistato un trofeo all'anno: Coppa Italia, Coppa Uefa, Supercoppa europea, Coppa delle Coppe. Quel Parma in dieci anni ha vinto quello che Roma, Fiorentina e Lazio non hanno vinto in tutta la loro storia.

Chi era l'anima di quello spogliatoio?

Il più pragmatico era il capitano Lorenzo Minotti che teneva l'elenco delle multe. Tutto quello che veniva raccolto durante l'anno serviva per fare beneficenza oppure per i regali di natale. Poi c'era Tino Asprilla: doveva essere tenuto d'occhio mattina e sera per le sue esuberanze, era un giocatore di grande spessore tecnico ma difficile da controllare. Stare bene in quel Parma era facile.

Che cosa è mancato al Parma di quest'anno invece?

La nuova gestione ha fatto quadrare i conti. Il Parma di oggi è un club sano. La gestione tecnica invece non è stata altrettanto azzeccata. Dall'arrivo della nuova proprietà, la squadra è scesa in B, quest'anno non è tornata in A. È mancato un progetto tecnico valido. Ci sono stati tanti cambi: Fabio Liverani, Enzo Maresca quasi esordiente, poi Beppe Iachini. Non si sono rivelate vincenti nemmeno le scelte legate di mercato. Il campionato del prossimo anno però sarà ancora più difficile con Genoa e Venezia, l'altra sarà una tra Cagliari e Salernitana, due squadre molto forti.

Lei ha giocato con Massimiliano Allegri al Perugia: l'ha sorpresa la sua crescita in panchina?

Molto! Mi ha sorpreso come Rino Gattuso che all'epoca giocava nel settore giovanile del Perugia. Allegri era molto bravo tecnicamente, ma aveva una testa piuttosto sbarazzina. Andava contro le regole. Tutto potevi pensare tranne che potesse diventare uno degli allenatori più quotati a livello internazionale. Allegri ha sfruttato bene quello che gli è capitato. Al suo arrivo alla Juve ha sostituito Conte, l'uomo dei tre scudetti consecutivi, non era amato dalla piazza, ma è riuscito a fare meglio del suo predecessore. Quest'anno però ha steccato il campionato. La Juve ha raggiunto l'obiettivo minimo del quarto posto.

Che cosa ricorda della sua avventura dirigenziale a Perugia?

È stata un'esperienza enorme. Per raccontare Luciano Gaucci bisognerebbe scrivere un'antologia. Quel Perugia è stato un grande realtà. Abbiamo conquistato la qualificazione europea con allenatori unici come Vujadin Boskov, Carlo Mazzone e Serse Cosmi. Giocatori come Saadi Gheddafi e Hidetoshi Nakata.

Che cosa è successo in Perugia-Juve del 2000?

Non avevamo nulla da chiedere al campionato. È stato qualcosa di pazzesco. All'improvviso arrivò una pioggia torrenziale sullo stadio di Perugia, non si era mai vista una cosa del genere. Ha inzuppato tutto in poco tempo, ha allagato la sala stampa. Pierluigi Collina non sapeva che pesci prendere, ma voleva concludere la partita per evitare situazioni complicate. Ci siamo fermati per 40 minuti, siamo tornati in campo fuori tempo massimo. Quando Alessandro Calori ha segnato l'1-0 è cambiato tutto. Il calcio è imprevedibile. Ne so qualcosa: ricordo Roma-Lecce del 1985, io giocavo con gli ospiti senza obiettivi e con un mio gol abbiamo battuto i giallorossi di Eriksson che erano a pari punti con la Juve.

Sassuolo-Milan può essere una partita simile?

Il rischio c'è in queste gare di fine stagione. Ci sono i motivi per avere un pizzico di paura. Il Sassuolo è imprevedibile, non ha più niente da chiedere, ha la testa libera. Tutti si metteranno a guardare quella partita, i giocatori potrebbero sentirsi osservati in maniera speciale. Il Milan però ha saputo reagire in queste situazioni. Pioli ha gestito bene questi momenti. Per vincere lo scudetto poi ha due risultati su tre.

Simone Inzaghi ha detto di avere vinto da giocatore uno scudetto all'ultima giornata: mossa giusta dal punto di vista comunicativo?

Certo! La sua Lazio ha battuto anche l'Inter il 5 maggio 2002 all'Olimpico, quando Ronaldo il Fenomeno si è messo a piangere per lo scudetto perso. I nerazzurri hanno preso quattro gol da una Lazio che non aveva niente da chiedere. C'è da aspettarsi di tutto, anche se questo Milan ha lo scudetto nelle sue mani.