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Albertini, tra lockdown e futuro: “Niente supereroi, chiudetevi in casa. Se non si controlla il virus non si giocano nè i campionati nè l’Europeo”

Demetrio Albertini, una bandiera del Milan con un passato a Barcellona. E visto che anche in Spagna il coronavirus sta contagiando sempre più persone, Mundo Deportivo ha chiesto all'ex blaugrana, che vive a Milano, di raccontare la situazione...

Redazione Il Posticipo

Demetrio Albertini, una bandiera del Milan con un passato a Barcellona. E visto che anche in Spagna il coronavirus sta contagiando sempre più persone, la testata catalana MundoDeportivo ha chiesto all'ex blaugrana, che vive a Milano, di raccontare la situazione del capoluogo lombardo e dell'Italia intera.

IL VIRUS - Albertini inizia spiegando qual è stata la prima percezione dell'epidemia e come il virus impatti sul sistema sanitario. "All'inizio abbiamo sentito una notizia secondo cui il coronavirus era come l'influenza, ma non è così. Il problema è che è un virus che si trasmette molto rapidamente da una persona all'altra. E chi sta male deve andare all'ospedale. Considerando che i contagi sono molti, il sistema ospdedaliero collassa. E nonostante la maggior parte dei malati siano persone anziane, io ho amici di 20 o 40 anni che sono in ospedale a causa del coronavirus".

LOCKDOWN - Anche in Spagna si è arrivati al lockdown, come in Italia. E Albertini racconta dell'impatto di una decisione simile, sottolineandone però l'estrema importanza. "Qui non si tratta di fare i supereroi, ma di essere responsabili e chiudersi in casa. Sono 15 o 20 giorni per poter recuperare la libertà, non è uno scherzo, ognuno deve stare chiuso in casa. È una responsabilità del governo, ma anche di ognuno di noi. Io esco solo per andare al supermercato, con guanti e mascherina. E all'interno si mantiene un metro di distanza in fila. È un cambio di vita incredibile, ora i miei figli fanno lezione su internet. Io faccio smart-working, perchè ho una mia azienda ma lavoro anche per la FIGC, con cui faccio riunioni in videoconferenza. Sono in contatto diretto sia con il presidente federale che con l'assessorato dello sport di Milano".

CALCIO - Per quello che riguarda il calcio, l'ex rossonero è abbastanza chiaro. E ha anche una sua idea riguardo a quali competizioni dare priorità, una volta che si potrà tornare a giocare.“Il dibattito ora riguarda gli allenamenti. Io credo che non ci si debba allenare, al momento è tutto chiuso fino al 3 aprile, ma sicuramente ci vorrà ancora più tempo". Parlando a titolo personale, Albertini ritiene che "se il virus non si controlla, non si giocheranno nè i campionati, nè l'Europeo. Non lo dico come dirigente, ma come ex giocatore. E se qualcuno mi chiede un parere, io lavorerei per spostare l'Europeo al 2021 e fare in modo di finire i campionati e le coppe europee. Non possiamo volere tutto".