Ajax, l’ennesima rivoluzione: stavolta paga anche Bergkamp

Il licenziamento di Keizer e di alcuni collaboratori (tra cui l’ex interista) è solo l’ennesimo atto di una lotta intestina per il controllo dell’Ajax che trae le sue radici addirittura dagli anni Novanta.

di Redazione Il Posticipo

Quando si cambia per sempre il calcio, con l’aiuto di due menti geniali come Rinus Michels e Johan Cruijff (senza nulla togliere agli altri grandi protagonisti), è logico che poi da chi ha fatto la rivoluzione ci si attenda sempre qualcosa di nuovo. Di fresco. Di speciale. E per un periodo, quello florido e vincente degli anni Novanta, sembrava che il nuovo Ajax potesse seguire la strada di quello vecchio. Giovani, belli e sul tetto d’Europa. Cosa può andare storto? Dalla Champions League 1994/95, praticamente tutto. La rivoluzione è diventata fine a se stessa. Cambiare per il gusto di cambiare, forse. O semplicemente, dopo l’ennesimo sconvolgimento tecnico e dirigenziale, diventa abbastanza evidente che le scelte intraprese dalla società olandese non hanno pagato.

Il problema non è solo di risultati…

Chi non paga, o almeno non paga più come prima, è il mercato. Vero, i giovani talenti del vivaio sono sempre fonte fondamentale di ricavi, ma la legge Bosman ed il potere sempre maggiore dei calciatori in fase di negoziazione hanno un po’ tagliato le gambe al sistema Ajax. Prima, chi voleva qualche giovane stella nata nella terra dei tulipani doveva pagare, e molto, perchè quella dei Lancieri è da sempre bottega assai cara. Ora, tra parametri zero, premi di formazione e procuratori invadenti, c’è meno spazio per le trattative. Ma il problema, come dimostra l’esonero di Keizer e il conseguente allontanamento di parte dello staff tecnico, tra cui il grande Dennis Bergkamp, suggerisce che il problema non è solamente economico, anzi.

Ajax, storia di una lotta di potere

C’è, come c’è sempre stata in casa Ajax, una lotta di potere. Negli anni Settanta fu il voto che diede a Keizer (non Marcel, ma Peter, recentemente scomparso) la fascia da capitano a creare la spaccatura interna allo spogliatoio che è costata poi l’addio di Cruijff. Ma le rivalità intestine non si sono fermate all’era dell’Arancia Meccanica, anzi, sono continuate in forme diverse. Da sempre i Lancieri hanno preferito affidare le sorti della squadra e della società a ex calciatori, prodotti del sistema Ajax, che conoscono l’ambiente e la storia che vanno a rappresentare. Ma non è detto che aver vissuto lo stesso ambiente sia necessariamente fonte di armonia. Basterebbe chiedere a Van Gaal, che al suo ritorno nel 2009 si è trovato a lavorare gomito a gomito con Cruijff. I due non andavano d’accordo già da tempo e negli anni Novanta si sono spesso ritrovati in contrasto. E alla decisione di farli coesistere è seguito un conflitto di personalità abbastanza prevedibile, ma che ha lasciato ferite profonde e rovine alla AmsterdamArena.

Al comando il partito degli ex Van Gaal?

Ferite che sono riemerse prepotentemente e improvvisamente. Vero, la squadra (orfana di Bosz, da poco esonerato dal Borussia) non sta andando benissimo ed è stata eliminata dalla Coppa d’Olanda, ma il licenziamento annunciato via Twitter di Keizer e dei suoi collaboratori ha l’aria del regolamento di conti. Guidato da un insospettabile Van der Sar, ex portiere della Juventus e ora team manager dei Lancieri, e da Marc Overmars, che da esterno tutta fantasia si è ormai trasformato in direttore sportivo. A farne le spese anche Bergkamp, rientrato nello staff ai tempi del ritorno di Cruijff e non proprio fan di Van Gaal. Il fatto che Overmars abbia temporaneamente affidato la panchina a Michael Reiziger, grande bidone di mercato del Milan ma fedelissimo di Van Gaal tra Ajax e Barcellona, fa riflettere. E conferma che, nonostante le dichiarazioni, il bene del glorioso club di Amsterdam forse non è più la priorità per chi ci lavora. Rispetto alla tradizione, un’altra bella rivoluzione. Questa però francamente evitabile.

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