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Aguero a tutto campo: “Mai avuto problemi con Pep. E Messi era tristissimo quando ha lasciato il Barça…”

BARCELONA, SPAIN - MAY 31: Sergio Aguero holds a FC Barcelona shirt up as he is presented as a Barcelona player at the Camp Nou Stadium on May 31, 2021 in Barcelona, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

Il Kun ha parlato di molti argomenti. A cominciare dall'infanzia in Argentina fino all'approdo al Barcellona, passando per gli anni al City con Guardiola. Il blaugrana si sincera e, da buon attaccante, non gioca...in difesa.

Redazione Il Posticipo

Un Aguero...a tutto campo. Il Kun ha rilasciato un'intervista a ElPais in cui ha parlato di molti argomenti. A cominciare dall'infanzia in Argentina fino all'approdo al Barcellona, passando per gli anni al City con Guardiola. Il blaugrana si sincera e, da buon attaccante, non gioca in difesa...

BARRIO - Aguero spiega che per diventare il Kun c'è voluto impegno. E l'aiuto di tante persone. "Per emergere devi avere talento e tanta fortuna, ti serve qualcuno che ti aiuti. Io avevo mio padre, che conosceva una persona che lavorava all'Independiente e tutti gli anni gli andava a rompere le scatole per farmi fare un provino. Senza mio padre, non sarei mai arrivato dove sono. Ho parlato con altri ragazzi come Tevez e tutti abbiamo avuto una situazione simile". Come del resto sono simili le condizioni di vita. Anche Aguero cresce nel barrio, a Villa, e racconta la sua ultima visita ai luoghi in cui ha trascorso l'infanzia. "Avevo 16 anni. Quando ho chiesto che fine avessero fatto i ragazzi con cui uscivo, uno era morto, un altro era in carcere, un altro ancora lo cercava la polizia. E parliamo di ragazzi di 15 anni. Ma sono ancora in contatto con alcuni dei miei amici di allora, parliamo ancora, più di vent'anni dopo".

PEP - Dopo l'Independiente arriva l'Atletico Madrid e soprattutto il Manchester City, di cui è un'icona. E Aguero mette i puntini sulle "i". Con l'ultimo allenatore avuto all'Etihad, non c'è rancore per nulla. "Mai avuto problemi con Guardiola, mai discusso con lui, anche se abbiamo dovuto mettere in chiaro qualcosa. Quando è arrivato, visto che non ci conoscevamo, c'è stato un periodo di prova. Ma gli ultimi tre anni sono stati fantastici, non c'è nient'altro da dire. È un allenatore che vuole sempre il massimo dai suoi giocatori, non gli interessa se uno ha segnato tre gol nelle ultime partite, se non è al top lo lascia comunque fuori. Non gli importa il nome del calciatore. A meno che non sia Messi!".

LEO - E a proposito di Messi, l'arrivo al Barça doveva coincidere con il fare coppia con Leo. E invece non è andata così. Ma il Kun non ha rimpianti. "Non mi pento. Siamo sinceri, chi non vorrebbe essere al Barcellona? La maggior parte dei calciatori vorrebbe indossare questa maglia, indipendentemente da quello che fa la squadra. Sono arrivato con l'aspettativa di giocare con Messi e in una buona squadra, che è quello che il club cercava di fare. Il suo addio è stato un momento di shock, quando l'ho saputo non ci potevo credere. Quel sabato sono andato a trovarlo a casa sua, stava malissimo. Per come sono fatto io, visto che lo vedevo poco bene, cercavo di fargli dimenticare quello che era successo, volevo distrarlo e gli raccontato della mia squadra di Esports". Difficile pensare che ci sia comunque riuscito...