Adriano: “Dopo la morte di mio padre arrivavo ubriaco agli allenamenti, all’Inter mi nascondevano in infermeria”

La fama, il denaro e il calcio non possono comprare la felicità. Persino le stelle del pallone quando sono colpite da un lutto faticano a a tornare concentrate sul campo. E c’è anche chi non è più stato se stesso. Come Adriano, che dalla morte di suo padre nel lontano 2004, non si è mai del tutto ripreso

di Redazione Il Posticipo

La fama, il denaro e il calcio non possono comprare la felicità. Persino le stelle del pallone quando sono colpite da un lutto faticano a a tornare concentrate sul campo. E c’è anche chi non è più stato se stesso. Come Adriano, che dalla morte di suo padre nel lontano 2004, non si è mai del tutto ripreso. E da quel momento, l’unico conforto dell’Imperatore, il calciatore che aveva fatto innamorare il mondo con la sua potenza e che poteva avviarsi a diventare tra i migliori della sua generazione, è stato l’alcool. Lo racconta lo stesso brasiliano a R7. Le sue dichiarazioni, riportate da Marca, descrivono il periodo che gli ha cambiato, in negativo, la carriera.

SOLITUDINE – “Solo io so quanto ho sofferto. La morte di mio padre mi ha lasciato un vuoto enorme. Ho cominciato a sentirmi molto solo e quando è morto è andata ancora peggio, perchè mi sono isolato. In Italia mi vedevo solo, triste e depresso e quindi ho cominciato a bere“. L’alcool come rifugio dalla tristezza. Un rimedio peggiore del male. “Mi sentivo felice solo bevendo, lo facevo tutte le notti. Bevevo tutto quello che mi mettevano davanti: vino, whisky, vodka, birra. Tantissima birra. Non smettevo di bere e alla fine ho dovuto lasciare l’Inter“.

INTER – La società nerazzurra, però, ha sempre fatto di tutto per proteggere il suo calciatore, soprattutto quando si presentava in condizioni pessime alla Pinetina per gli allenamenti. “Non sapevo come nasconderlo, arrivavo ubriaco la mattina agli allenamenti. E mi presentavo anche se ero completamente ubriaco. E quindi mi portavano a dormire in infermeria e alla stampa dicevano che avevo dolori muscolari“. Alla fine il ritorno in Brasile è stata davvero una necessità. “Ho capito qual era il problema, chi mi stava intorno. Amici che non facevano altro che portarmi alle feste, con donne e alcool, senza pensare a nulla. Tornando in Brasile ho rinunciato ai milioni, ma ho comprato la felicità“.

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