Adams: “Il calcio mi teneva sobrio, quando non giocavo mi ubriacavo…”

L’ex difensore dell’Arsenal ha raccontato l’estate del 1996 quando la Nazionale inglese è arrivata a un passo dalla finale. Il giocatore doveva difendersi da avversari e demoni.

di Redazione Il Posticipo

Un Europeo del 1996  a difesa della nazionale inglese e… dai propri demoni. Adams, storico centrale dell’Arsenal e capitano di quella Nazionale che sfiorò la finale continentale, racconta l’Europeo del 1996 al Sun. Una estate spesa a difendersi dagli avversari e dal vizio del bere.

INFORTUNIO – Tutto nasce dall’infortunio subìto in quella stagione. Una convalescenza fra rieducazione e… pub. “È stato un anno orribile per me emotivamente e mentalmente fuori dal campo. Mi sono infortunato al menisco a febbraio, e poiché continuavo a ubriacarmi, la riabilitazione era sempre più complicata. Il calcio mi ha tenuto sobrio anche negli anni. Avevo avuto lunghi periodi di astinenza proprio perché giocavo, quindi quando è iniziato il torneo mi ci sono buttato a capofitto. Stavo attraversando un periodo davvero difficile personalmente, ma ho recuperato il cammino e sono rimasto attaccato al torneo. Credo sia stata una grazia. Salvifica”.

SALVEZZA – L’Europeo del 1996 lo ha dunque salvato dal baratro. I CT Venables forse sapeva. “In questi casi o prendi o lasci. Tutto è stato tenuto nascosto, mi sono concentrato esclusivamente sul calcio e sul torneo. Se si è motivati, concentrati, aiuta. Io se avessi perso il calcio sarei rimasto senza futuro. Potevo ubriacarmi, o giocare. Ho scelto di allenarmi per scendere in campo. Ho messo in quelle partite tutto ciò che avevo e ne sono orgoglioso. Sono ancora incredibilmente felice di aver giocato per il mio paese, accompagnando la mia nazionale fuori dallo spogliatoio sino al tunnel di Wembley, è stata una delle esperienza più incredibili della mia vita. Posso morire felice”. Con il tempo, poi, anche i demoni, come molti avversari, sono stati costretti a girare al largo. Tony Adams, alla fine, ha preso le misure ed è riuscito a tenere a distanza anche l’avversario più pericoloso.

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