Abete: “Ripartire era fondamentale, quanto lo sono le infrastrutture e le riforme”

Abete: “Ripartire era fondamentale, quanto lo sono le infrastrutture e le riforme”

L’ex presidente della FIGC a tutto campo sulla ripresa e le prospettive del nostro calcio.

di Redazione Il Posticipo

Giancarlo Abete, ex presidente della FIGC, haparlato ai microfoni di TMW Radio, analizzando ripresa e prospettive del nostro calcio. Un futuro che passa da riforme e infrastrutture.

RILANCIO – Ripartire era necessario, ma non basta: “Era il risultato che si voleva, senza alzare i toni. Un successo personale e dell’intero movimento da parte del presidente Gravina. Sentivo parlare di norme salvifiche, ma è illusorio. Durante la mia presidenza  abbiamo tolto anche un livelli di professionismo. A mio avviso non sarebbe utile una doppia Serie B, che determinerebbe ulteriore allontanamento nel divario tra la A e la B, non è giusto utile fare categorie cuscinetto. Anche un nuovo livello di Serie C non sarebbe né carne né pesce, né è professionismo né rappresenta la dimensione territoriale”.

SOSTENIBILE – Il futuro, per forza di cose, dovrà essere sostenibile. “La prudenza è fondamentale, la fiducia determinante.  Dobbiamo essere fiduciosi, seppur non distratti. Gli imprenditori alimentano la passione sportiva come presidenti di società dalle loro imprese. Mi augurio è che continuino a svolgere questa funzione sociale, con i giusti equilibri nel rapporto costo-ricavi. Tutto il sistema, e anche il paese nel complesso, dovrà riflettere e rendere compatibili i sogni con la realtà, anche se non significa che dobbiamo abbandonarli”.

STADI – Presto si potrebbero riaprire gli stadi ai tifosi ma Abete si sofferma sulla necessità di costruirne nuovi e adeguati: “Siamo fermi a Italia’90, abbiamo rifatto gli stadi nel periodo in cui non c’era ancora la dimensione qualitativa ma si puntava ancora tutto sulla quantità- Abbiamo anche grandi problemi urbanistici, perché gli stadi sono stati rifatti solo dove precedentemente ubicati. Da una parte queste cose ci devono preoccupare, perché a volte il paese non è in grado di dare l’accelerazione, ma dall’altra mi fa sentire giovane, perché certe problematiche non passano mai di moda”.

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