Abete: “Il calcio dà e non toglie al paese, ma il sentiero del CTS mi pare stretto”

L’ex presidente della Federcalcio ha analizzato diversi temi del calcio italiano

di Redazione Il Posticipo

Il calcio prova a ripartire. Giancarlo Abete, ex presidente FIGC ed ex commissario straordinario della Lega Serie A, ha parlato dei principali temi  del calcio italiano. Le sue parole sono state riprese da  TMW Radio.

PING PONG  – Il dirigente ha analizzato la più stretta attualità:”C’è stato un ping-pong mediatico che è una caratteristica del calcio. L’approccio di Gravina è stato corretto. La priorità è la salute dei cittadini, la responsabilità delle scelte finali spettano al Governo. Alla luce delle valutazioni del CTS, il sentiero mi appare stretto, ma deciderà chi di dovere. Se non ci fossero le possibilità di ripartire però deve essere data alla FIGC la possibilità di decidere su nuovi assetti e format dei campionati, perché non c’è una legge che lo prevede. Gravina comunque merita di restare presidente. Ha gestito bene una situazione complicatissima”.

STOP – L’ipotesi di uno stop. “Sarebbe un danno. Il calcio appassiona ma va ricordato che ha pagato più di 11 miliardi. Il calcio è una grande impresa, che al paese ha dato e non ha tolto. Il Ministro Spadafora si è trovato a gestire una situazione complessa. Diventa difficile dare giudizi, ognuno comunica nel modo che crede, di certo il mondo del calcio non ha gradito alcune sue modalità, al di là dei contenuti. Ad oggi siamo in partita, anche se è complessa soprattutto dal punto di vista della rigidità del protocollo”.

FUTURO – I paletti rischiano di porre fine al campionato al primo caso di positività. “Sappiamo che è un sentiero stretto rispetto a realtà di altri paesi. Se ripartono altri campionati può essere uno stimolo. Non credo che il calcio voglia trattamenti preferenziali su tamponi, ma bisogna valutare l’aspetto dei medici. A nessuno fa piacere assumersi le responsabilità di una ripartenza in condizioni traumatiche e incorrere in conseguenze penali. Il 2021 sarà un anno di svolta, e vale per tutti. Vi sarà una situazione di forte negatività e gli imprenditori del calcio, che hanno sempre messo risorse proprie, dovranno rivedere le strategie.  Se vanno in crisi le imprese a monte diventa difficile drenare risorse alle società”.

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