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A tutto Pato: fra notti in hotel del sesso, il cane di Ancelotti e il lungo calvario fisico

A tutto Pato: fra notti in hotel del sesso, il cane di Ancelotti e il lungo calvario fisico - immagine 1

Il papero a cuore aperto.

Redazione Il Posticipo

Alexandre Pato non è mai riuscito a imporsi ad altissimi livelli. Ora, negli Stati Uniti con la sua squadra, l'Orlando City, si sente apprezzato e amato da compagni di squadra e tifosi come ha spiegato al The Players Tribune dove racconta ogni tipo di aneddoto dal nome del cane di Carlo Ancelotti alle notti con il padre in una casa chiusa in attesa di un provino.

INIZI - La famiglia non navigava in buone acque, il padre fu drasticamente chiaro. L'International era interessato ma la sera serviva dove dormire. Papà Pato non era... un paperone.  "Figlio, questo è l'unico posto che possiamo permetterci". Nessun problema. "Ricordo che la gente faceva sesso mentre guardava lo stadio". Poi il Milan, una scelta precisa. "Sarei potuto andare al Barcellona, ​​all'Ajax, al Real Madrid, ma al Milan avrei trovato Kakà, Seedorf, Pirlo, Maldini, Nesta, Gattuso, Shevchenko, il vero Ronaldo, il Fenomeno. Dopo le visite mediche ho conosciuto Ancelotti, che è diventato un padre per me. Ha chiamato anche il suo cane Pato. Ho visto quella foto a Madrid, con gli occhiali da sole e il sigaro. A Milano arrivava agli allenamenti in  elicottero".

DISTRAZIONI - Poi qualche distrazione di troppo.  "Andavo troppo alle feste. Ero troppo giovane. Sono uscito di casa molto presto. Forse troppo. Quando hai 11 anni, non sei pronto per il mondo. Vai in giro a inseguire questo sogno, ma sei solo, ed è molto facile perdersi lungo la strada. Ho iniziato a sognare troppo. Anche se continuavo a lavorare duro, la mia fantasia mi portava in posti di tutti i tipi. Nella mia testa avevo già il Pallone d’Oro in mano. Non potevo evitarloÈ davvero difficile non lasciarsi travolgere. Avevo sofferto tanto per arrivare lì. Quindi perché non godersela? Poi nel 2010 ho iniziato a essere infortunato tutto il tempo".

CALVARIO -  Pato ha poi iniziato a lottare con gli infortuni: " Non avevo più fiducia nel mio corpo. Aveva paura e andavo ad allenarmi pensando di non infortunarmi. Ho visto ogni medico che valeva la pena vedere e anche qualcuno in più. Un medico ad Atlanta mi ha anche messo a testa in giù mentre mi faceva girare su me stesso. Un dottore in Germania mi ha iniettato del liquido in tutta la schiena. Potrei continuare all’infinito". Il ritorno in Brasile nel 2013, con la maglia del Corinthians e del San Paolo,  le critiche e le minacce. Ci riprova in Europa. Nuovo flop. La Cina, quindi gli USA.  "Ma lasciate che vi dica un po’ di cose. Ho uno splendido rapporto con la mia famiglia. Sono in pace con me stesso. Ho una moglie che amo. Per come la vedo io, ho tanti Palloni d’Oro. Se la vita è un gioco, ho vinto".