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L’uomo dell’anno: Roger Federer, il Re si è ripreso il trono

Il 2017 racconta la storia di un sovrano che sembrava aver abbandonato il suo trono, ma che si è ripreso tutto ciò che una volta è stato suo. Roger Federer è tornato.

Francesco Cavallini

Anche un’annata senza eventi planetari ha comunque la sua storia da raccontare. Quella di un sovrano che sembrava aver abbandonato il suo trono, ma che si è ripreso tutto ciò che una volta è stato suo. Beh, quasi tutto, ma anche se gli è mancato il numero uno alla fine della stagione, il 2017 di Roger Federer e certamente è stato l’anno del ritorno del Re.  Due tornei dello slam, per un totale di 19 e la possibilità nel 2018 di superare il non più invalicabile muro di quota venti. Ma anche e soprattutto l’impressione che, anche a 36 anni compiuti, pochi al mondo possano realmente competere con il campione svizzero.

Battuti avversari vecchi e nuovi

Certo, ci sarebbe da obiettare che il 2017 è anche stato l’anno in cui due dei protagonisti del tennis mondiale, Nole Djokovic e Andy Murray, hanno per motivi diversi visto abbassarsi proprio rendimento in maniera preoccupante. Sarà, ma resta comunque straordinario il fatto che il grande vecchio della racchetta riesca ancora ad avere costantemente la meglio su uno stuolo di ragazzini, in un tennis che premia sempre più le doti fisiche e sempre meno il talento. Federer in questo è l’apprezzatissima eccezione. E con questo Roger, la Next Generation degli Zverev e dei Kyrgios dovrà ancora aspettare prima di prendersi la luce dei riflettori.

Roger e Rafa, nemici-amici

Anche perché il Re è tutt’altro che solo. Ad accompagnarlo nell’annata del ritorno c’è stato il vecchio pretendente al trono, il suo acerrimo rivale. Non più nemico, perché dopo anni di scontri sul campo e al di fuori, il rapporto tra Federer e Rafa Nadal è cambiato. Sarà l’età che avanza, oppure una comunione di obiettivi nei confronti del nuovo che cerca di farsi largo, ma i due campionissimi sembrano quasi essersi coalizzati contro l’orda di ragazzini terribili che puntano al trono. Peraltro con ottimi risultati, dato che lo svizzero e lo spagnolo ci sono equamente divisi i quattro tornei più importanti. A fare la differenza c’e il fatto che quando i due si sono incrociati, ad avere la meglio è sempre stato King Roger. Non poco, nell’ottica di una rivalità sempre viva e sentita.

Che Federer vedremo nel 2018?

Ora però la posta in gioco si alza. Nel 2018 sia Djokovic che Murray dovrebbero (e in questo caso il condizionale è d’obbligo) tornare ai loro livelli, Nadal è ancora al numero 1 in classifica, nel circuito arriveranno nuovi avversari e sulla carta d’identità Federer avrà un anno in più. Ma non che in fondo questo importi molto. Del resto, se chi a 32 anni era già dato sul viale del tramonto a 36 è riuscito a infrangere il record dei record, portandosi a casa il suo ottavo Wimbledon, non sarà certo un’altra torta con le candeline a cambiare le cose. Finché la gioia di giocare il suo tennis ed un fisico straordinario continueranno a sostenerlo, il GOAT (greatest of all times, ora è quasi impossibile negarlo) della racchetta continuerà a regalare gioie ed emozioni ai suoi tifosi e a tutti gli appassionati. E anche se dovesse cominciare un fisiologico ed inevitabile declino, rimarrà comunque questo splendido 2017 a cementare una leggenda che ha pochi eguali. Il Re è tornato. Lunga vita al Re.