Sofia Goggia: adesso il poker è davvero servito

Arriva la terza medaglia d’oro a PyeongChang nella discesa libera, la gara regina dello sci alpino. E Sofia Goggia completa l’en plein tricolore della Valanga Rosa nelle quattro discipline.

di Redazione Il Posticipo

Dici sci e pensi alla discesa libera. Sì perchè lo speciale è frenetico, il gigante elegante, il super-G…è un ibrido-G, ma la discesa è pur sempre la discesa. La gara regina, la chiamano, quella in cui si capisce davvero chi è che con gli sci ai piedi va più veloce. E ad andare più veloce sulle nevi a cinque cerchi è stata Sofia Goggia, che corona una stagione già ricca di soddisfazioni con la vittoria più bella, quella che regala la medaglia d’oro. Emozione, commozione e l’applauso unanime dello sport tricolore per la bergamasca, che continua a crescere e chissà dove potrà arrivare. Di certo, è già dove nessuna sciatrice azzurra era mai arrivata: sul podio più alto di una discesa olimpica. Una vittoria che completa il Grande Slam tricolore nelle gare dello sci alpino.

Paola Magoni, la sorpresa di Sarajevo

L’amore tra lo sci alpino femminile italiano e il metallo più prezioso nasce nel 1984, a Sarajevo, all’epoca ancora Jugoslavia, sede dei quattordicesimi giochi invernali. A regalare la prima gioia tricolore è Paola Magoni, anche lei bergamasca come Sofia Goggia, che si aggiudica lo slalom speciale tra lo stupore generale. La sciatrice italiana, all’epoca senza neanche un podio in Coppa del Mondo in bacheca, termina terza la prima manche e nella seconda si scatena, dando quasi un secondo di ritardo alle altre contendenti, portando a casa uno dei due ori della spedizione azzurra in Jugoslavia, assieme a Hildgartner nello slittino.

Deborah Compagnoni, la regina delle nevi

Da dove iniziare? Da Albertville 1992, quando Deborah Compagnoni prima conquista l’oro nel supergigante ed il giorno dopo si infortuna i legamenti per un urlo di dolore udito in tutta Italia? O è meglio pensare a Lillehammer 1994 e Nagano 1998, quando la campionessa di Santa Caterina Valfurva dimostra al mondo che lo slalom gigante è il suo terreno di caccia? Con tre medaglie d’oro in altrettante edizioni delle Olimpiadi, la Compagnoni è assieme ad Alberto Tomba l’atleta a cinque cerchi più vincente dello sci alpino italiano e rappresenta…due quarti del poker servito da Sofia Goggia.

Daniela Ceccarelli, da Frascati a Salt Lake City

Ma se di poker parliamo, non possiamo dimenticare il…quarto moschettiere dello sci alpino in rosa. Perchè il supergigante lo avrà anche “sdoganato” la Compagnoni, ma l’albo d’oro a cinque cerchi ha indelebilmente inciso anche il nome di Daniela Ceccarelli, che nel 2002 a Salt Lake City si aggiudica la medaglia più preziosa, accompagnata sul terzo gradino del podio da Karen Putzer. La sciatrice dei Castelli Romani è anche sfortunata, perchè quattro anni a Torino dopo è impossibilitata a difendere il suo titolo per un infortunio, ma decide comunque di partecipare. Che in fondo, trattandosi di Olimpiadi, è la cosa più importante, no?

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