Sudafrica-Galles a Washington e la MRL: il rugby si fa largo negli USA

Uno sport fisico ma corretto, irruento e tecnico, tattico ma anche impulsivo: tutte caratteristiche che in una nazione come gli Stati Uniti dovrebbero garantire un’impennata di pubblico per il Rugby.

di Riccardo Stefani

Globalizzazione? Benvenuta, purché non sia a senso unico. Il mondo accetta l’americanizzazione dello stile di vita, del cibo, del cinema, dell’economia e quant’altro, ma almeno su quelle che sono le grandi tradizioni non si può transigere: che l’America apra le porte! Le grandi cucine mondiali hanno spalancato le frontiere ad hamburger e hot dog, le grandi valute riservano più d’un occhio di riguardo all’andamento del dollaro, molte città europee e non solo sposano discipline come il baseball (divenuta tradizione ad esempio a Nettuno, a sud di Roma). Ma ora basta: Sudafrica e Galles placcano, gli Stati Uniti che non hanno più alibi per nascondersi dal rugby, che in ormai moltissime nazioni comincia a vantare un’importantissima tradizione. Anche agli occhi di un inesperto, sportivamente parlando, il Football Americano, sebbene nasca dalle generalizzate modifiche di regolamento del Rugby a quindici, non può pretendere di soppiantarlo del tutto.

L’ALBERO GENEALOGICO DEL RUGBY

Il Rugby in alcune parti del mondo è qualcosa di sacro: soprattutto in molti paesi fratelli, cugini o avi della federazione nordamericana. Fratelli e cugini possono essere considerati il Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia per ragioni storiche: lo stato più a sud del continente nero è un’ex colonia olandese, così com’era la vecchia Nuova Amsterdam (oggi New York) mentre le sorelle Australia e Nuova Zelanda fondano le proprie radici (almeno politicamente) nell’impero britannico che fu, il quale vanta una certa parentela con gli Stati Uniti. Allo stesso modo Inghilterra, Scozia, Galles e le due compagini d’Irlanda hanno un ruolo, per così dire, genitoriale nei confronti degli USA ma quest’ultima nazione, sembra aver rinnegato il passato e non sposare le tradizioni, almeno sportive, di mamma Britannia.

IL PLACCAGGIO DI SUDAFRICA E GALLES

Così, una delle “mamme”, quella gallese e la cugina sudafricana cercano di intervenire, incontrandosi a Washington, nella dimora dei Redskins, capace di ospitare circa 46.000 persone: l’RFK Stadium. A prescindere dalle parentele, questo evento da disputarsi il prossimo 2 giugno, è stato organizzato per dare una chance al Rugby di aumentare il suo raggio di gradimento anche al di là dell’Atlantico (o del Pacifico, a seconda della prospettiva). È proprio questa la speranza dei vertici del Rugby mondiale: esportare, o farlo di nuovo, una disciplina (e se vogliamo un marchio) visto anche l’appeal conquistato nell’ultimo periodo dal Rugby a sette.

I PRECEDENTI

Un evento simile però si è già verificato e i suoi frutti non sono stati neanche troppo sdegnati: 61.000 persone hanno già riempito il Chicago’s Soldier Field nel 2016 in occasione dell’incontro in campo neutro tra Nuova Zelanda e Irlanda, in cui i verdi riuscivano a porre un freno all’imbattibilità degli All Blacks che perdurava da ben diciotto incontri. Così, durante il corrente anno, aprirà anche i battenti la MRL: la Major Rugby League, composta da sette squadre statunitensi alle quali se ne aggiungerà un’ottava durante il 2019. Come si dice: “se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto”. Se in America non decolla il Rugby (quello ortodosso), sarà quest’ultima disciplina ad andare in America.

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