Una giovane Italia caparbia e orgogliosa solo nel finale cede all’Inghilterra

Sconfitta 15-46 dai due volte campioni in carica inglesi, l’Italia ha comunque messo in campo una prestazione dignitosa che, vista la giovane età della sua rosa, fa ben sperare per il futuro.

di Ronald Giammò

15:30 – Lo stadio Olimpico va riempiendosi. C’è il sole, 12° gradi: i nostri tifosi con le felpe, i cappotti, le giacche dei club. Loro in maglia bianca, t-shirt, si scorgono camice a maniche corte.

15:55 – Gli inni. Dov’è la vittoria, ci chiediamo noi. Che Dio ce la conservi vittoriosa, felice e gloriosa (la Regina, ndr), rispondono loro.

16:00 – Si parte.

1’ – Crolliamo nella prima mischia ordinata, non un bel biglietto da visita.

3’ – Primo attacco e prima meta inglese: loro si presentano così. 0-5 Inghilterra.

7’ – Dopo due anni di assenza Zanni ha preso un kilo, ma non ha perso un grammo un di orgoglio.

alessandro zanni

11’ – Watson va in meta dando la sensazione di poter fare ciò che vuole su quella mattonella.

14’ – Si leva il coro “Swing low sweet chariot”, non molto incoraggiante visto che è il coro con cui i tifosi inglesi festeggiano le loro vittorie.

20’ – META! Giammarioli ha ciò che non può mai mancare a un flanker: la voglia di combattere. Budd ci mette il fisico e i tre quarti completano l’opera lanciando Benvenuti oltre la linea. Allan converte e ora siamo 7-10 per loro.

25’ – Terza meta inglese. Son nati con il pallone ovale tra le mani, se li lasciamo giocare con fiducia, scioltezza e ritmo per loro diventa tutto più facile. 7-17 Inghilterra.

28’ – Se mischie e touches son definite fasi di conquista, un motivo ci sarà.

30’ – C’è un video virale che gira su Internet in cui un folle salta e rimbalza contro il muro di una stazione inglese là dove si creda che parte il tremo di Harry Potter per Hogwarth. Ecco, placcare Itoje dev’essere un’esperienza altrettanto traumatica.

33’ – Vedi al minuto 28’.

37’ – Parisse fa quel che deve fare un capitano: dare l’esempio.

39’ – Costringere gli inglesi al fallo tattico è una piccola soddisfazione che Allan capitalizza in punti: 10-17.

40’ – Rientriamo negli spogliatoi sotto di sette punti e con la sensazione di: a) aver giovani di carattere; b) aver speso molto dal punto di vista fisico; c) un Inghilterra che, quando colpita, ci tiene a ripristinare quanto prima il copione “gatto col topo” con cui è venuta qui a Roma.

sei nazioni
(ph: official Six Nations Instagram)

41’ – Si ricomincia e regaliamo subito un calcio di punizione. Come regalare un martello a un fabbro.

44’ – Ghiraldini fa una cosa che ha più a che vedere con il balletto che con il rugby, ma funziona e ci fa respirare.

46’ – Lontano dalla sua mattonella, Watson soffre di labirintite e ci grazia.

47’ – Quaglio, nostro pilone, si ricorderà a lungo di questo pomeriggio. In mischia continuiamo a soffrire.

50’ – Boni va in meta dopo un paio di folate di quelle che ti fanno mettere seduto in punta di poltrona. L’arbitro intuisce che qualcosa non va, richiede l’ausilio del TMO e annulla la nostra meta. Nessuno protesta, ma il rammarico resta.

51’ – Esce Giammarioli, autore di una buona prestazione. In mischia continuiamo a non vederla.

53’ – Dopo l’ennesimo regalo, Simmonds decide che è arrivato il momento di pestare sulle gambe involandosi in meta: 10-27.

56’ – META! Quando pensi che sia arrivato il momento del crollo, i nostri trovano invece una reazione che sa di orgoglio, consapevolezza e fiducia nei propri mezzi. Il che non è scontato, ed è una cosa preziosa su cui continuare a costruire. Bellini la schiaccia in bandiera, questa volta il TMO convalida: 15-27.

sei nazioni
(ph: official Six Nations Instagram)

60’ – Il problema è che quando vedi gli inglesi attaccare da ogni angolo del campo, capisci che anche loro hanno fiducia e consapevolezza nei loro mezzi. E alla fine mancano ancora 20’.

61’ – Esce Budd che deve aver avuto qualche conto in sospeso arretrato da regolare durante l’ora spesa in campo: applausi.

64’ – Niente. In mischia proprio non va.

66’ – Soffriamo, e ci sta. Siamo sotto, e ci sta anche questo. Non possiamo mancare in disciplina in questo ultimo quarto d’ora scarso altrimenti si vanifica tutto quel che di buono siamo riusciti a costruire.

68’ – Che a bucare la nostra difesa sia Farrell – non proprio un comodino di fisico – amareggia. Per un attimo abbiamo sperato che l’assistenza per Ford fosse imprecisa, ma era come sperare in un caldo sole d’aprile in quel di Londra. Meta Inghilterra e 15-34 a dieci dal termine.

70’ – Ci giochiamo più in questi dieci minuti che nei settanta giocati finora. Ci manca ossigeno, non la voglia. E adesso servirebbe solo sangue freddo. E calma.

75’ – Simmonds ha il n°8 sulla schiena e sulla bilancia ferma la lancetta sui 115kg. Ovvio che, quando inizia a correre a briglia sciolta, diventa veramente dura placcarlo. Altra meta inglese che porta il parziale sul 15-41.

77’ – Suona la resa per i nostri. La firma Knowell inchiodandoci su un parziale troppo pesante: 15-46.

78’ – Stavolta, a ragione, si leva alto il coro “Swing low sweet chariot”.

80’ – Finisce così. Una sconfitta attesa e per larghi tratti rinviata che solo nel finale assume contorni un po’ troppo amari. Il lavoro in profondità messo in atto da Conor O’Shea e dal suo staff si comincia a vedere, e materiale su cui continuare a lavorare ce n’è. Tra una settimana, in Irlanda, l’occasione per confermare quanto di buono visto oggi e quella sensazione agrodolce ingigantita dal punteggio di essere sulla strada buona. O, per dirla con le parole del nostro tecnico, “di cominciare a vedere la luce in fondo al tunnel”.

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