Rugby, la caduta degli Dei e l’ascesa di nuove realtà

Rugby, la caduta degli Dei e l’ascesa di nuove realtà

Le sorprese nel rugby stanno diventando sempre più frequenti e sono dovute ad un aumento esponenziale di livello della concorrenza. Le big sono avvisate…

di Redazione Il Posticipo

Le sorprese nel rugby stanno diventando sempre più frequenti. Il che non può far altro che rallegrare gli amanti della palla ovale, dato che non si tratta di un abbassamento della qualità delle classiche big, quanto piuttosto di un aumento esponenziale di livello della concorrenza. Che ora non è più limitata alle classiche squadre del Sei Nazioni (per quanto l’Italia al momento non possa purtroppo garantire chissà quale impegno, almeno per le più forti) o del Tri-Nations, che adesso a rotazione è diventato four. E al declino (in alcuni casi abbastanza evidente) di qualche squadra oceanica (Fiji e Tonga), fanno da contraltare nuove realtà, che continuano a crescere e cominciano anche a togliersi qualche soddisfazione.

La Scozia abbatte l’Austrialia, il Giappone sorprende la Francia

Ma le sorprese, quando diventano frequenti, non sorprendono poi così tanto. Però c’è da valutare. C’è sorpresa e sorpresa. Ci può stare, ad esempio, che la Scozia possa asfaltare l’Australia, con un 53-24 a Murrayfield che non lascia spazio a repliche e rovina, di fatto, l’addio alla nazionale australiana da parte del leggendario tallonatore dei Wallabies Stephen Moore. Ci sta un po’ di meno, anzi, in Francia crea parecchio scandalo, che i Galletti confermino il momentaccio del rugby transalpino pareggiando contro il Giappone. Un 23-23 pari che non è chiaramente andato giù al pubblico e ai giornali, che hanno gridato alla vergogna nazionale.

L’Argentina è ormai una big

Al gruppo delle big sembra essersi ormai scritta definitivamente l’Argentina, che dopo aver sconfitto l’Italia perde con onore in Irlanda seconda nell’ultimo Sei Nazioni. E con i Pumas così competitivi, tra l’altro, rischia di diminuire l’afflusso dei molti oriundi che nell’ultimo ventennio hanno contribuito a rendere il nostro rugby degno di entrare nell’elite. Ma l’Italia in qualche maniera fa storia a parte, nonostante non stia facendo troppo per dimostrare di poter rimanere tra le big. Le sorprese, quelle vere, sono altre e vengono dai risultati dei test match e dal ranking internazionale.

Le nuove realtà del rugby: Uruguay, Georgia e USA

In cui, ad esempio, gli azzurri sono stati già superati dal Giappone, non proprio una squadra con una tradizione vincente decennale (ma basata su una passione per il rugby che almeno in Asia non ha eguali), ma anche dalla Georgia, dove il rugby è il secondo sport nazionale dopo il calcio. E cominciano a spuntare negli specchietti degli azzurri gli USA, dove finalmente la palla ovale viene utilizzata per qualcosa che non sia solo football, l’Uruguay, che segue l’esempio dell’Argentina, e la Romania.

Ottime notizie quindi per il rugby mondiale in vista della Coppa del Mondo del 2019 in Giappone. Un po’ meno buone per il movimento italiano, che rischia di vedersi superare in breve tempo, dimostrando che più che arrivare al top, il difficile è assolutamente rimanerci.

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