Una spallata a PyeongChang: l’hockey su ghiaccio senza le stelle NHL

Una mossa politica? Una reazione a eventi passati? Una questione di soldi? Un po’ tutto ciò: il risultato è che i giocatori della NHL non parteciperanno a questa olimpiade invernale.

di Riccardo Stefani

Peccato. In questa edizione dei giochi olimpici invernali, per quanto concerne la disciplina forse più dura e fisica da disputare sul ghiaccio, ossia l’hockey, non vedremo brillare le stelle della NHL. Certo, le motivazioni sono molteplici e non c’è da sorprendersi se il comitato dirigente di questo torneo abbia preso una posizione tanto dura. Certo, il rischio è che ne risenta lo spettacolo olimpico ma d’altronde si apre un gran bello squarcio nel firmamento di questo sport perché al posto delle grandi stelle, ben tracciate ed ancor meglio riconoscibili su qualsiasi carta astronomica, avranno l’opportunità di giocare giovani promettenti, alcuni già visti come predestinati come il diciottenne svedese Rasmus Dahlin. In Corea del sud tutto sembra tranquillo ma sono sia il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) che il sindacato dei giocatori a non averla presa bene, giocando sul patriottismo dei ragazzi esclusi.

UNA MOSSA POLITICA?

Insomma, la vicenda potrebbe paventare un sottobosco di disordini diplomatici ed il fatto che si tratti di olimpiadi invernali (quindi di certo non fa caldo) può suscitare qualche rimembranza delle vicende sportive sulle quali aveva trovato ripercussioni la guerra fredda. Sono diverse le nazioni che sono private nella loro rappresentativa dei top player e tra queste c’è la Russia. Non sarà questo il caso di un ritorno alla tensione politica globale ma se parliamo di politica sportiva il timore di una rottura non è assolutamente da escludere. Nel corso degli ultimi anni gli Stati Uniti, in particolare, e il CIO hanno avuto diversi attriti.

UNA REAZIONE A EVENTI PASSATI?

Quattro anni fa, alle olimpiadi invernali di Sochi, diversi giocatori della NHL avevano riportato infortuni più o meno gravi che avevano “rovinato” la fase finale del torneo NHL, ricordiamolo, quello che è ritenuto il torneo di hockey sul ghiaccio più prestigioso al mondo; l’NHL aveva provato anche a chiedere un risarcimento al CIO ma non se ne è fatto nulla. Ma non è tutto qui: nell’edizione ancora precedente dei giochi invernali nella (più) vicina Vancouver c’erano state già delle tensioni di natura finanziaria.

… O SOLO UNA QUESTIONE DI SOLDI?

Oltre al mancato risarcimento richiesto dal consiglio d’amministrazione della NHL sono vive altre questioni, sempre economiche. Tra i 150 e i 180 giocatori sono stati privati della possibilità di esibirsi con la maglia della propria nazionale. Tra questi lo svedese Henrik Lundqvist che ha commentato su Twitter lasciando trapelare il suo disappunto anche per l’opportunità sprecata per l’economia della disciplina stessa. Il punto di vista dell’organizzazione nordamericana a riguardo è quasi diametralmente opposto e non del tutto biasimabile. Il fatto che i giochi si tengano a Pyeongchang significa che le gare si disputeranno in una fascia oraria che in America sarà notturna: gli sponsor dell’NHL potrebbero risentirne e con loro la competizione stessa e gli introiti delle televisioni nazionali incaricate di trasmettere i giochi. E alla fine, le stelle più importanti non brilleranno. Speriamo che qualcuna cominci a farsi vedere…

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