La corrida di Marquez nel Gran Premio più loco

In Argentina succede di tutto. Podio inaspettato: vince Crutchlow, seguito da Zarco e Rins. Ma il protagonista è Marquez, che in una gara condita con un po’ troppo agonismo prende ben tre penalità.

di Redazione Il Posticipo

Termas de Rio Hondo è un posto già abbastanza caliente di suo, con le sorgente termali che superano i 40 gradi. Non sorprende dunque che sia sede del Gran Premio di MotoGP più bollente della stagione (e va bene che siamo solo alla seconda gara), ma forse degli ultimi anni. Succede di tutto, in pista e fuori, al punto che alla fine la classifica, per quanto fuori dall’ordinario, rischia di essere la cosa meno interessante dell’ora e mezza di puro delirio argentino. Per la cronaca, vince Crutchlow, seguito da Zarco e Rins. Il che spiega già bene quanto sia stato sui generis il GP. Dov’è Dovi? E Marquez?

Tutti sbagliano le gomme, tranne Miller

Dovi arriva sesto e alla fine sarà anche contento dei punti conquistati. Marquez invece è protagonista di una personalissima corrida in quello che è a tutti gli effetti un Gran Premio che più loco non si può. Neanche si parte e già c’è confusione. Ventitrè piloti su ventiquattro montano gomme da bagnato. Peccato che la pista sia ormai asciutta e solo Miller, che ormai dopo la pole gioca d’azzardo, ha fatto la scelta giusta. Si dovrebbe partire con cambio gomme collettivo al primo giro, ma la direzione gara decide per una strana formula. Gli altri possono modificare l’assetto e gli pneumatici e Miller può scattare con un centinaio di metri di vantaggio in griglia. Finirà quarto. Dunque semaforo verde, ma non prima dell’inizio della strana giornata del campione del mondo in carica.

La moto non parte e Marquez si innervosice…

Prima del via, la moto di Marquez non va. Lo spagnolo si lancia sulla pista per farla ripartire e ci riesce. In teoria, dovrebbe tornare ai box e iniziare la gara da lì, ma dopo un paio di manovre non proprio da fenomeno si rimette al suo posto. La direzione gara non gradisce e dopo qualche giro al numero 93 va sotto investigazione e si becca il più classico dei ride through. Il catalano rientra in pista con la voglia di spaccare il mondo, ma alla fine spacca solo le fiancate degli altri. Il primo a subire l’ira funesta del Cabroncito (e mai soprannome fu più azzeccato in una giornata simile) è il connazionale Aleix Espargaro. Marquez cerca di superarlo in un punto dove, molto semplicemente, non c’è spazio e lo manda largo. Per il campione del mondo scatta l’obbligo di cedere una posizione.

…poi spedisce fuori Rossi e il dopo gara si infiamma

Finita qui? Macchè. Manca la ciliegina sulla torta, che chiaramente ha il numero 46. Rossi prima si vede arrivare addosso una Honda numero 93, poi viene superato con un’altra manovra al limite del regolamento e finisce a terra. Un Marquez esagerato, anche perchè con la moto che ha potrebbe tranquillamente superare quasi tutti senza dover correre rischi del genere. E alla fine il troppo agonismo non paga, perchè la direzione gara lo grazia e invece della bandiera nera (che alla terza infrazione sarebbe anche comprensibile) lo penalizza di 30 secondi e lo fa finire in quattordicesima posizione, proprio davanti…a Rossi. Che a fine gara non accetta le scuse dello spagnolo, mandato via in malo modo dal box della Yamaha. Se la Formula 1 chiama con un GP emozionante, la MotoGP risponde con una gara loca. Anzi, una vera e propria corrida. E con Crutchlow in testa al mondiale. Alla faccia della noia e della prevedibilità.

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