Djokovic-Agassi, quando il doppio…scoppia

Alcuni grandi tennisti a fine carriera decidono di allenare le nuove leve. E quindi a volte si assiste a delle coppie davvero improbabili, come quella tra Nole Djokovic e Andrè Agassi.

di Redazione Il Posticipo

Basta essere stati grandi campioni per diventare ottimi allenatori? Una domanda che vale un po’ per tutti gli sport e che si pone spesso e volentieri nel mondo del tennis. Buona parte dei giocatori che hanno fatto la storia del circuito ATP a fine carriera decide di passare dall’altra parte della barricata e prendere sotto la propria ala protettiva le nuove leve. E quindi a volte si assiste a delle coppie davvero improbabili, come quella tra Nole Djokovic e Andrè Agassi.

Neanche Agassi è riuscito ad aiutare Djokovic

Il serbo aveva annunciato l’arrivo dell’otto volte vincitore di tornei dello Slam lo scorso maggio, e lo statunitense lo ha accompagnato durante il percorso di riabilitazione dal fastidioso infortunio al gomito che sta trasformando questo periodo della carriera di Djokovic in un vero e proprio calvario. Ma, come spesso accade quando collidono due personalità molto forti e dalla storia tennistica di grande successo, non è detto che il matrimonio sia tutto rose e fiori. Al punto che dopo neanche un anno i due campioni hanno deciso di comune accordo di separare le proprie strade. Troppe incomprensioni, che alla fine hanno portato al divorzio. Non il primo e non certo l’ultimo in casi del genere.

Nole e Becker, scelte di carriera per una coppia che scoppia

Anche per lo stesso Nole, che già nel 2016 ha annunciato l’addio a Boris Becker, suo allenatore per tre anni in cui il serbo ha portato a casa praticamente tutto ciò che poteva vincere. Una separazione non senza qualche polemica, con il tedesco che ha sottolineato quanto Djokovic non fosse più costante negli allenamenti, il punto focale secondo Becker di ogni vittoria. La scelta dell’ex numero uno al mondo di sacrificare, seppur in parte, la carriera per rimanere più vicino alla propria famiglia è stata il casus belli dello scontro tra i due, che ha paradossalmente segnato il brusco stop della carriera di Nole: da quel momento in poi (fine 2016), il serbo ha vinto solamente due tornei ATP 250 prima di fermarsi a lungo per l’infortunio al gomito.

McEnroe, un coach un po’ troppo particolare

C’è poi chi, come Milos Raonic, ha optato per una scelta davvero particolare. Affidarsi ad una vera e propria leggenda come John McEnroe poteva sembrare un’ottima idea, ma considerando il carattere molto particolare di Mac, la possibilità che la partnership non durasse molto sembrava a tutti abbastanza concreta. Detto fatto, perchè sono bastati due mesi di battibecchi tra lo statunitense ed il canadese, che a detta di McEnroe sembrava più interessato all’aspetto comunicativo della sua carriera che al campo, per porre fine alla strana coppia. Mai strana però come quella che Mac potrebbe formare con il bad boy attuale del tennis, Nick Kyrgios. Ma non succederà, perchè stavolta il tre volte vincitore di Wimbledon ha trovato qualcuno può si di giri di lui. L’australiano è stato chiaro. Non se ne parla. Visti i presupposti, meglio così per entrambi.

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