A Natale sono tutti più buoni…o no? – Le 5 squadre più cattive di sempre

Chi l’ha detto che il Natale rende tutti più buoni? Ecco qualche squadra che non avrebbe cambiato il proprio modo di essere neanche giocando sotto le feste…

di Redazione Il Posticipo

Chi l’ha detto che il Natale rende tutti più buoni? Certo, in linea di massima dovrebbe essere così, ma guai a darlo per scontato. Nella storia dello calcio (ma anche dello sport in generale) ci sono state molte squadre che hanno fatto dell’agonismo (forse anche un po’ troppo spinto) il loro marchio di fabbrica e che di certo non avrebbero cambiato il loro modo di essere neanche giocando sotto le feste…

5. Wimbledon (1982-90)

La chiamavano la Crazy Gang e un po’ pazzi lo erano davvero. Dei pazzi vincenti però, se dalla quarta divisione il Wimbledon è riuscito in una manciata di stagioni a raggiungere la First Division e, soprattutto, a vincere una FA Cup battendo il favoritissimo Liverpool. Gli scherzi e l’atmosfera cameratesca tra compagni di squadra (compresi gli allenatori Bassett e Gould) in campo lasciavano il posto ad uno stile di gioco senza fronzoli e senza troppe remore nei confronti degli avversari. Non per niente il simbolo della squadra, anche a distanza di trent’anni dagli exploit del Wimbledon, resta Vinnie Jones, che ha traslato la sua fama da calciatore rude anche nel cinema. Quasi sempre, ovviamente, in ruoli da cattivo.

4. Detroit Pistons (1988-90)

Piccolo excursus nel mondo del basket, ma è impossibile non citare tra i “cattivi” i Bad Boys dei Detroit Pistons, che per due stagioni consecutive, con il loro gioco molto fisico e parecchio al limite del regolamentare, hanno dominato l’NBA di fine anni Ottanta, riuscendo a strappare l’anello ai Lakers di Magic Johnson e ai Trail Blazers di Clyde Drexler. Di talento in quei Pistons ce n’era molto, ma la squadra guidata in panchina da Chuck Daly e in campo da Isiaiah Thomas e Dennis Rodman era celeberrima per uno stile cestistico poco ortodosso e certamente molto efficace. Tanta difesa, asfissiante e a volte con metodi non troppo consentiti. L’icona? Dennis “The Worm” Rodman, forse il miglior rimbalzista di tutti i tempi e uno dei difensori più ostici e ruvidi della storia NBA.

3. Estudiantes (1969)

Ai giovani dirà poco o nulla, ma chi nel 1969 seguiva il calcio di certo non potrà dimenticare la battaglia della Bombonera nella finale di ritorno della Coppa Intercontinentale. Grandi protagonisti il Milan, suo malgrado, reo di aver vinto l’andata a San Siro per 3-0, e l’Estudiantes di La Plata. Che trasforma la partita di ritorno in una vera e propria caccia all’uomo, prendendo a pallonate i rossoneri durante le foto di rito e gestendo il match come fosse di rugby piuttosto che di calcio. Alla fine la Coppa se la aggiudica il Milan, nonostante molti calciatori tornino dall’Argentina letteralmente con le ossa rotte. Per i Sudamericani resta l’onta della sconfitta, del comportamento antisportivo e delle sentenze sportive e penali, tra radiazioni, maxi-squalifiche e addirittura qualche mese di galera.

2. Canelas 2010 (2010-)

Da dove cominciare? Dal fatto che il Canelas 2010 è composto per gran parte da membri del gruppo più violento dei tifosi del Porto? O che nella scorsa stagione ha vinto il suo campionato perchè avversari e arbitri si rifiutavano di andare a giocare contro di loro? Qualsiasi dei due fatti, oltre a più di qualche compilation facilmente rintracciabile su Youtube, serve a guadagnare al Canelas, fondato nel 1966 e rinato proprio per iniziativa dei Super Dragoes del club di Oporto, lo status di squadra più violenta del mondo. E ora che i biancoblu sono arrivati in terza divisione, continuano con i loro metodi, ma si trovano a metà classifica, perchè ora gli avversari si presentano tutti e anche gli arbitri, che visto l’andazzo dei match del Canelas tirano fuori più spesso i cartellini rossi che quelli gialli.

1. Leeds United (1965-74)

Campioni d’Inghilterra, sì, ma con l’odio di tutto il resto della First Division a fargli da contorno. Se quel Leeds United era famoso come “Dirty Leeds”, un motivo c’era. Anzi, ben più di uno. Una squadra che, come si diceva all’epoca, era composta da undici professionisti. Nel senso che sapevano benissimo come comportarsi in maniera palesemente antisportiva senza farlo notare troppo. Botte a palla lontana, tackle spaventosi, mucchio di giocatori intorno all’arbitro. Qualsiasi cosa una squadra non dovrebbe fare su un campo di calcio, quel Leeds la faceva in maniera quasi scientifica. Ecco perchè una delle squadre più dominanti degli anni Sessanta e Settanta non riceve mai il plauso che meriterebbe, da un punto di vista sportivo. E a guidare il Dirty Leeds? Billy Bremner, un blocco di un metro e settanta di filo spinato. Perfetto, per la squadra più cattiva di sempre.

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