A cosa servono le mani…

A cosa servono le mani…

Higuain potrebbe essere convocato per la partita contro il Napoli e, come altri nella storia, dimostrare che si può giocare (e vincere) anche con un infortunio alla mano.

di Francesco Cavallini

A cosa servono le mani, cantava Umberto Tozzi. Beh, almeno per chi gioca a pallone e non fa il portiere, è una domanda legittima. O quasi, perchè in ogni tipologia di azione l’utilizzo delle estremità degli arti superiori è richiesto, o quasi. Ci si appoggia all’avversario, ci si trattiene o ci si spinge prima (o durante!) un calcio piazzato o ci si rialza in maniera fulminea dopo un contrasto. Sorprende dunque fino ad un certo punto che Gonzalo Higuain sia a rischio forfait per la partita della Juventus contro il Napoli, dato che è in convalescenza per un’operazione al polso. Ma il Pipita potrebbe comunque essere convocato e, entrando in campo, farebbe compagnia a molti colleghi, che hanno dimostrato che si può giocare (e vincere) anche con una mano fuori uso.

Tommasi, uno scudetto col tutore

Partendo dall’Italia, impossibile dimenticare il tutore al braccio che ha accompagnato Damiano Tommasi per quasi tutta la storica stagione del terzo Scudetto romanista. Un infortunio al polso simile a quello di Higuain, con la differenza che all’epoca (parliamo della stagione 2000/01) intervenire chirurgicamente sulla mano avrebbe significato per il centrocampista della Roma uno stop ben più lungo di quello previsto per il Pipita. E a quel punto l’attuale presidente dell’Assocalciatori, di concerto con i medici giallorossi, ha optato per il tutore. La presenza costante dell’apparecchio ortopedico sotto la maglia di Tommasi dimostra che le sollecitazioni dei match (e il numero 17 gioca tutte e 34 le partite di quel campionato) possono ritardare la guarigione da un infortunio del genere, ma anche che non è impossibile scendere in campo in quelle condizioni.

Beckenbauer e il braccio al collo dell’Azteca

Volendo abbandonare la storia e passare direttamente alla leggenda, difficile non pensare a Kaiser Franz Beckenbauer nella semifinale del Mondiale 1970. In quel caso ad essere fuori gioco non è la mano e neanche il braccio del tedesco: il libero della Germania si è rotto direttamente la clavicola, ma non vuole abbandonare il campo, dato che i teutonici hanno già esaurito le due sostituzioni. E quindi i medici della Mannschaft sono costretti a legargli il braccio destro mediante una strettissima fasciatura, con cui il due volte Pallone d’Oro gioca parte della partita con l’Italia. Ulteriore bonus di difficoltà per Beckenbauer, dato che il match termina ai supplementari, risolto poi dall’ormai celebre 4-3 di Gianni Rivera.

Rossi e Gaudenzi, quando il coraggio batte il dolore

Ad alcuni poi, nel calcio e negli altri sport, le mani servono a più di altri. Ma non per questo un infortunio è sempre in grado di fermare la voglia di competere di un atleta. Come nel caso di Valentino Rossi, che nel 2006 nel primo giorno di prove ad Assen si frattura il polso e non partecipa quindi alle qualifiche. Ma scende comunque in pista nel Gran Premio e, pur partendo ultimo, riesce a terminare la gara in ottava posizione. Miracolo non riuscito invece a Gianluca Gaudenzi, che nella finale di Coppa Davis del 1998 si rompe il tendine della spalla a un game dalla vittoria del suo match, continua la partita, ma ne esce sconfitto. Poi ci sono esempi particolare. Gli sport di contatto, come il rugby. Dove un problema al polso, probabilmente, non è neanche considerato un infortunio.

In ogni caso, questione di punti di vista. E sulle opinioni altrui, meglio non metterci…le mani.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy