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Ciclismo, Cassani: “Correre il Giro d’Italia è un segnale forte per far ripartire il paese”

Il CT della nazionale di ciclismo Cassani ha parlato della possibilità che il Giro d'Italia possa corrersi regolarmente anche in altri mesi.

Redazione Il Posticipo

Il CT della nazionale di Ciclismo Davide Cassani è intervenuto a TMW Radio per parlare della possibilità che il Giro d'Italia possa corrersi regolarmente. La storia dice che nel 1946 una nazione in ginocchio, ripartì anche attraverso lo sport. E la corsa rosa fu il primo segnale di ritorno ala normalità.

STORIA - Cassani sposa la causa. "Dopo la guerra, l'Italia ripartì anche dal Giro. Il ciclismo è la storia dello sport. Abbraccia l'Italia intera e sarebbe un segnale molto forte. A mio avviso si potrebbe correre in qualsiasi mese. Credo sia difficile si possa correre a giugno, siamo ancora in salita e ancora non sappiamo dov'è la cima. Settembre lo vedo difficile è difficile perché c'è la Vuelta. Si potrebbe fare ad agosto, o ottobre. Si potrebbe partire dalla Sicilia e tornare su, abbracciando tutta l'Italia, perché il Giro è una festa popolare". A proposito di storia. Unire i tre Giri sembra complicato. "Credo sia pura utopia. Mettere d'accordo gli organizzatori di Giro, Vuelta e Tour sarebbe impossibile. Sarebbe molto bello, ma non credo si possa fare. Fra l'altro in questo momento non vedo un'Europa così unita".

PROFESSIONISTI - Il ciclista forse è quello che può sopperire più facilmente all'impossibilità di uscire. "Si allenano sui rulli, 2-3 ore di allenamento quotidiani, simulando la corsa su strada. Se dovessero ripartire, comunque  dovrebbero uscire in bicicletta. Ma ora non sappiamo quando si potrà tornare alla vita normale. Hanno ipotizzato anche una corsa senza tifosi. Stanno pensando a gare senza pubblico, che però fa parte dell'evento. Ma stiamo vivendo un anno talmente eccezionale che se dovesse essere anche questa la condizione per ripartire, si deve fare. Anche se non sarà la stessa cosa".

NIBALI - Uno stop così lungo potrebbe penalizzare gli over 30 come Nibali, che già devono rinunciare a Tokyo 2020. "Ho parlato con tutti e i ragazzi hanno accolto favorevolmente questa soluzione. Lui ha ancora fame di vittorie e pochi mesi non cambiano nulla. Era molto complicato andare a Tokyo a luglio. Le Olimpiadi sono belle, è sì importante partecipare ma anche vincere. E ci si deve arrivare con l'allenamento, tutti allo stesso modo".