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Anche la Pulce nel suo piccolo si arrabbia: auguri a Leo Messi con…le sue migliori “rajadas”

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Lo chiameranno anche la Pulce, ma questo non significa che il neo trentacinquenne Messi non sia in grado di ringhiare. Difficilmente utilizza termini forti, ma quando c'è stato da farsi sentire ha alzato eccome la voce…

Redazione Il Posticipo

RAJADAS

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Lo chiameranno anche la Pulce, ma questo non significa che Leo Messi, che oggi compie 35 anni, non sia in grado di ringhiare. Difficilmente il Dieci (anche se ora ha...il 30) utilizza termini forti, ma quando c'è stato da farsi sentire, il sette volte Pallone d'Oro ha alzato eccome la voce, con qualche "rajada", come la chiamano in spagnolo, passata alla storia. Una delle più celebri è quella fatta nel novembre 2020, al ritorno dalla pausa per le nazionali, quando l'argentino sbotta: "Sono stanco di essere considerato il problema di tutto nel club". E il rinnovo, dopo la querelle dell'estate precedente, salta, sfociando nel clamoroso addio al Barcellona e all'approdo al Paris Saint-Germain. Ma è solo uno dei momenti in cui si è capito che Messi....non va fatto arrabbiare!

ESTATE

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Nell'estate 2020 succede di tutto. Messi, in palese scontro con la società chiede di utilizzare la clausola di fuga, il Barcellona non accetta l'eventualità. Alla fine la Pulce decide di rimanere, ma nel frattempo il club cede il suo grande amico Luis Suarez. E nel messaggio di addio al Pistolero, c'è l'ennesimo attacco alla dirigenza: "Meritavi di essere salutato per quello che sei: uno dei giocatori più importanti nella storia del club, che ha realizzato cose importanti sia nel gruppo che individualmente. E non essere mandato via come hanno fatto loro. Ma la verità è che a questo punto non mi sorprende nulla". Alla fine, la guerra la vince Leo: Bartomeu si dimette.

ABIDAL

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Nel 2020, la prima alzata di voce della Pulce è quella contro Abidal, reo di aver addossato ai calciatori blaugrana l'addio di Valverde. "Quando si parla di giocatori bisogna fare i nomi. E la dirigenza deve prendersi le sue responsabilità". A Barcellona scoppia una guerra interna, che rischia di avere ripercussioni pesanti. Alla fine tutto rientra, ma per qualche giorno c'è anche il sospetto che Messi possa decidere di usare la sua clausola e lasciare il Barça a fine stagione. E infatti così sarà, con Abidal poi costretto alle dimissioni.

COPA

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L'ultima grande "rajada" di campo è quella che ha seguito la Copa America. Dopo aver perso contro il Brasile l'opportunità di giocarsi la finalissima, la Pulce se la vede un po' troppo da vicino con Medel. Rosso per entrambi e dichiarazione di guerra dell'argentino nei confronti della CONMEBOL: volano le accuse verso chi ha organizzato il trofeo, definito senza mezzi termini come "apparecchiato per il Brasile". Come se non bastasse, il numero 10 dell'Albiceleste diserta la premiazione, non ritirando la sua medaglia di terzo classificato. Risultato, squalifica per tre mesi.

VAR

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Una rajada che segue quella della semifinale contro il Brasile, che finisce nel peggiore dei modi anche per via delle polemiche sull'arbitraggio dalle quali Messi, da leader, non poteva esimersi di commentare. E proprio la Pulce non ha preso benissimo l'arbitraggio: in molti, in realtà si sono lamentati di una direzione troppo 'distratta'. Lionel Messi, però, non sorvola e spiega la sua teoria. "Si sono stancati di coprire le loro caz...e e quindi ormai gli arbitri non vanno più alla VAR". Gli arbitri non vogliono ammettere i propri errori. Peccano di arroganza? Beh, non sarebbe neanche la prima volta che accusa la categoria dello stesso peccatuccio...

Non mi piace... ma lo faccio

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Messi si è già sfogato per la 'condotta' di un arbitro parecchi anni fa anni fa. Era un Barcellona-Villarreal di campionato e dopo un pareggio senza reti che condannava i blaugrana a sette punti di svantaggio dal Real Madrid il 10 si lamenta. "Non mi piace parlare degli arbitri ma a volte sono arroganti e per la minima cosa ti minacciano con i cartellini". Gli arbitri minacciano con i cartellini? Beh, c'è da dire che, andando a ripescare il tabellino di quella partita, anche l'arbitro ha avuto il suo bel da fare: 7 cartellini gialli e un rosso a un membro dello staff dei sottomarini gialli.

Messi... male

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La scorsa Copa America è comunque una competizione che Lionel Messi ha criticato fin dall'inizio. L'argentino, infatti, si aspettava che per l'occasione, i campi brasiliani sarebbero stati curati meglio. "I terreni sono davvero messi male, non favoriscono il buon gioco. Sono in cattive condizioni ed è un peccato. La palla sembra un coniglio, è difficile controllarla, non è normale che la Copa America si giochi in campi del genere". E quindi su un passaggio rasoterra si vedeva saltellare il pallone sulle zolle come fosse dotato di vita propria. Chiaramente, essendo abituato agli standard della Champions League, una cosa del genere, al Diez, non poteva andare giù.

Critica alle critiche

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Eroe nazionale o... profeta in patria? Beh, Lionel Messi è considerato una sorta di divinità ma, apparentemente, più a livello globale che non a casa sua. Già, perché nonostante tutti i titoli vinti con il club, i premi individuali, le azioni e i gol straordinari che gli hanno regalato l'appellativo di D10S, Messi viene costantemente bersagliato per la differenza di prestazioni tra nazionale e club. Vaglielo a spiegare al piccolo Mateo! "È diventata consuetudine inventare e dire cose su di me, darmi addosso in mia assenza. Mio figlio  mi chiede perché in Argentina mi massacrino". Almeno questo problema è risolto con la vittoria in Copa America.

Sparito

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Nel 2013 Lionel Messi ha avuto anche qualche grana per rinnovare il proprio contratto. Il vice presidente, delegato a sbrigare la faccenda, non l'ha gestita proprio benissimo. Infatti Javier Faus era andato in diretta su Catalan TV dicendo addirittura che non valesse la pena aumentare lo stipendio di Leo. Di tutta risposta, Messi ha spiegato quanto il suo club meritasse altro tipo di dirigenti: "Non capisce niente di calcio, vuole trattare la squadra come un'azienda. Il Barcellona merita di essere rappresentato da dirigenti migliori". E il tempo...dà ragione alla Pulce. Messi è rimasto altri otto anni al Barcellona. Faus invece si occupa di... tennis.