Everton, mascotte virtuale per esaudire un sogno impossibile

Everton, mascotte virtuale per esaudire un sogno impossibile

Jack McLinden, quattordicenne tifoso dell’Everton, vive attaccato a un respiratore. Ma attraverso una telecamera e un microfono, ha potuto accompagnare capitan Jagielka all’ingresso della squadra a Goodison Park.

di Redazione Il Posticipo
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All’ingresso in campo dell’Everton a Goodison Park per la partita contro il Newcastle, qualcuno avrà anche pensato ad uno scherzo o a una strana trovata pubblicitaria. Mentre tutti i suoi compagni tenevano per mano i classici bambini, capitan Phil Jagielka aveva stretto tra le braccia un qualcosa di indefinibile, a metà tra il manichino ed il trofeo. Ma in realtà il centrale dei Toffees aveva tra le mani la sua personalissima mascotte. Iniziativa virtuale per una gioia molto, molto reale. Lo strano oggetto rappresentava infatti gli occhi e le orecchie di Jack McLinden, quattordicenne tifoso dell’Everton che vive attaccato ad un respiratore.

MASCOTTE VIRTUALE – Colpa della sindrome di Lennox-Gastaut, che lo costringe all’immobilità e a non poter respirare senza l’ausilio delle macchine. Ma che non gli impedisce di essere un grandissimo supporter dei Toffees e di sognare, un giorno, di scendere sull’erba di Goodison Park assieme ai suoi beniamini. E stavolta la tanto vituperata tecnologia ha fatto un vero e proprio miracolo. Attraverso una telecamera e un microfono inseriti nella mascotte virtuale, Jack ha potuto godersi tutta la classica routine prepartita come se avesse effettivamente accompagnato Jagielka dagli spogliatoi, attraverso il tunnel e infine al centro dello stadio. Il tutto dal letto di casa sua con l’ausilio di un semplicissimo tablet.

UN ESEMPIO DA SEGUIRE – Naturalmente, non appena l’arcano è stato spiegato, si è levato un coro di lodi per il capitano dei blues e per l’iniziativa della società. Davvero un bel gesto da parte del club di Liverpool, che non ha mancato di creare interesse un po’ in tutto il mondo. E c’è da scommettere che molti club seguiranno l’esempio dell’Everton, regalando a tanti piccoli e sfortunati appassionati la possibilità di vivere, seppure attraverso una telecamera, un’esperienza in grado di lasciare il segno nel cuore di tanti giovani. E che, per quanto apparentemente insignificante, contribuisce a rendere più sopportabile una vita fatta di difficoltà e di privazioni.

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