I limiti comunicativi di Sarri coinvolgono anche il Napoli

I limiti comunicativi di Sarri coinvolgono anche il Napoli

Di Fernando Orsi. L’insulto sessista da parte di Sarri nei confronti di una giornalista pone in luce tutti i limiti comunicativi del tecnico del Napoli, che rischiano di gettare nell’imbarazzo non solo se stesso, ma anche la squadra.

di Fernando Orsi

Che il nostro amato Sarri non appartenga al cenacolo letterario degli Amici Pedanti di carducciana memoria, o al celebre gabinetto Vieusseux, che fu presieduto, tra gli altri, da un certo Eugenio Montale, è un fatto assodato bene o male da tutti. Non è certo lecito pretendere, da un professionista del calcio, una simile ampiezza d’interessi; come si dice, a ciascuno il suo. È anche vero, tuttavia, che qualunque sia l’ambito professionale, esistono dei confini ben delimitati che è bene non superare se non si vuole sconfinare nella maleducazione e, perché no, nel provincialismo. Cultura, forse, significa essere in grado di riconoscere e rispettare simili confini.

Dispiace ripercorrere l’episodio che ha coinvolto mister Sarri qualche giorno fa, a seguito del big match di San Siro contro l’Inter. La storia ormai la conosciamo tutti, e costituisce una macchia (non la prima) che si preannuncia indelebile nel curriculum dell’allenatore. L’insulto sessista da parte del tecnico nei confronti di una giornalista, pone in luce tutti i limiti comunicativi di Maurizio Sarri. Un vero peccato che un professionista del suo livello e verso cui nutro una stima e un rispetto sincero, cada in simili gaffe.

Il punto, io credo, è che arrivati a un certo punto le scuse non sono più sufficienti. Due anni fa è stato sentito dare del “finocchio” a Roberto Mancini: qualche giorno dopo alza le mani, ammettendo le sue colpe. Ieri, a seguito della bufera, altre scuse. Per quel che mi riguarda, credo che questo sia il limite di Sarri. Grande tecnico in campo, fuori di esso si rivela poco conforme al bon-ton sociale (e, usiamo un parolone, morale), se non addirittura ostile ad esso, rischiando così di gettare nell’imbarazzo non solo se stesso, ma anche la squadra in generale.

Tuta, moca e sigaretta: la mise di mister Sarri, pompata anche dai social, fa sorridere per il suo anticonformismo; eppure dovrebbe portare anche a pensare, se non altro perché il Napoli, una squadra di caratura assai elevata, scade, oltre che in campionato, anche nel più becero dei provincialismi; fenomeno per cui, del resto, siamo celebri nel mondo. Voglio ripeterlo ancora: un vero peccato. È la maturità di una squadra ciò a cui ultimamente rivolgo i miei pensieri; ed essa si rivela anche attraverso canali non prettamente calcistici: l’immagine, che oggi (purtroppo) contribuisce al prestigio di una società, non dovrebbe limitarsi solo a colpi di tacco e pallonetti; il rispetto verso chi svolge un mestiere, quello sì, che vale più di cento rabone.

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