Rino Gattuso: più Trap che Sacchi

Rino Gattuso: più Trap che Sacchi

Di Bobo Craxi. Gattuso é tutt’altro che sprovveduto e tutt’altro che cocciuto come appare. Sa che il Milan é un patrimonio di molti e che molti lo potranno aiutare. Sembra quasi un vecchio allenatore anni sessanta…

di Bobo Craxi

Non azzardiamo giudizi. Gattuso si é insediato da quindici giorni e ha ottenuto un pareggio, una sconfitta, una vittoria. Il Milan é quel che é ma é quel che c’è: ci sono tracce del lavoro di Mihajlovic e Montella nell’impianto generale della squadra, molto cuore, poco fiato, un ritmo lento ed a volte farraginoso, nessun segnale che possa far anche solo pensare che i rossoneri siano i diretti discendenti della stirpe d’oro che conquistò l’Italia ed il Mondo. Per questo il senso di angoscia e di imbarazzo é vissuto da tutti i tifosi rossoneri ed é difficile dissimularlo. Alle condizioni precarie che giungono dal campo si aggiungono quelle precarissime che arrivano dal circuito internazionale che sovrintende la regolarità delle prassi finanziarie.

Che i nuovi padroni non fossero in condizione di garantire per il passato ed il presente era abbastanza scontato, come è altresì imbarazzante la posizione di un’industriale cinese misconosciuto in patria. D’altronde, nessuno muoverà una paglia nella politica calcistica per aiutare il Milan ad uscire dalle difficoltà. Eliminare una concorrente diretta sul piano sportivo ed anche sul piano economico non sembra vero a chi ha vissuto all’ombra dell’epopea berlusconiana per più di un decennio e non é mai riuscito ad eguagliarne il glamour nonostante il triplete e campionati vinti a grappolo. Nessuna squadra italiana al Mondo ha sviluppato un immaginario fantastico come quello del Milan. D’altronde capita a pochi, al Real, al Barcellona, al Bayern e forse persino all’Ajax, che da decenni non vince un titolo internazionale.

Eppure il quid della società leggendaria lo conserva soltanto il Milan e per questo é circondata più da predicatori di sventure che da voci incoraggianti. Rino Gattuso, nonostante nevicasse abbondantemente, ha sudato le proverbiali sette camicie in panchina. Ha azzeccato i cambi, ha colto il punto del ritardo rossonero e sta sviluppando un lavoro di contenimento dei danni, provando a riorganizzare la preparazione atletica. Tiene fermi ai box i giovani talenti e si affida alla vecchia guardia, perché ne conosce l’affidabilità, ma é pronto a far tornare in campo Calhanoglu e Biglia così come a chiedere un rinforzino per gennaio, facendosi consigliare dai suoi vecchi maestri di campo come Ancelotti.

L’uomo é tutt’altro che sprovveduto e tutt’altro che cocciuto come appare. È determinato, ha delle idee, ma sa che il Milan é un patrimonio di molti e che molti lo potranno aiutare. Se gira la boa della fine dell’anno mettendo nella Greppia almeno altri 4 punti, si rimette su una scia utile per raggiungere l’Europa. Se la gamba risponde, può darsi che a primavera si potrà togliere qualche soddisfazione. Il che, tradotto in termini calcistici, significa vincere qualche scontro diretto. Il paziente é convalescente e il dottore ha deciso di non dare cure da cavallo, ma ha compreso che bisogna agire con gradualità, senza proclamare guarigioni miracolose. E Gattuso sembra un vecchio allenatore anni sessanta. Più Trap o Rocco che Sacchi. In fondo, anche questo é in linea con la tradizione della casa.

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