La missione degli osservatori: riconoscere il talento

La missione degli osservatori: riconoscere il talento

Di Massimo Piscedda. Riconoscere il talento è probabilmente la mansione più difficile che un osservatore trova nella sua attività giornaliera. Ci vuole molto occhio e soprattutto tantissima esperienza.

di Massimo Piscedda

Riconoscere il talento è probabilmente la mansione più difficile che un osservatore trova nella sua attività giornaliera. Questo perché ci vuole molto occhio e soprattutto tantissima esperienza nell’individuare un soggetto che, nella sua evoluzione futura, possa avere questa caratteristica.

Quando si ha davanti agli occhi un ragazzo molto giovane si riesce a intuire solo che ha qualità e che forse ha prospettiva davanti a sè, ma il talento è un’altra cosa. Si tratta della capacità di rendere semplice quello che risulta agli altri difficile. La semplicità nelle giocate e nelle decisioni da prendere in determinate situazioni rendono il soggetto talentuoso, con l’aggiunta di una capacità di lettura preventiva che non tutti hanno, sia in fase di conduzione che in fase di interdizione.

Non parliamo solamente di attaccanti, trequartisti o ali, ma anche di difensori o portieri. Il talento non ha una collocazione ben precisa in campo, anzi, può manifestarsi in ogni ruolo. Il talento ha personalità, intesa come la disponibilità di mettere le proprie qualità al servizio della squadra. Anche perché, essendo un calciatore intelligente, sa perfettamente che se la squadra garantisce un buon livello di gioco, lui stesso è in grado di diventare il vero e proprio valore aggiunto, il calciatore capace di fare la differenza.

Solamente verso i diciassette o i diciotto anni ci si può davvero sbilanciare, per stabilire se un giovane possiede la qualità assoluta che lo rende in grado di arrivare a grandi livelli. Poi la a maturazione del talento passa anche da altri fattori esterni, che spesso  possono deviarne il percorso: infortuni, genitori, amicizie sbagliate, troppa aspettativa, poca umiltà…

Tanti calciatori sono stati dei talenti, tanti altri potevano esserlo e si sono persi, ma nel corso della loro formazione hanno senz’altro avuto quel qualcosa che Madre Natura gli ha donato e che nessun allenatore al mondo è in grado di modificare. Al massimo, di osservare.

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