Lo scudetto del Napoli e quelli che “l’avevo detto, io”

Lo scudetto del Napoli e quelli che “l’avevo detto, io”

Di Fernando Orsi. Il 20 maggio, o forse anche prima, scopriremo se il Napoli avrà fatto bene a trascurare questa Europa League in nome del sogno di portare sotto il Vesuvio il terzo Scudetto.

di Fernando Orsi

Il 20 maggio, o forse anche prima, scopriremo se il Napoli avrà fatto bene a trascurare questa Europa League in nome di un ideale, chiamiamolo così, superiore: lo scudetto. Va detto che a prescindere dalla formazione messa in campo da Sarri, il Napoli ha incontrato la seconda in classifica del campionato tedesco, il Lipsia: questo per dire che anche nel caso in cui avesse schierato i titolarissimi, l’impresa del Napoli sarebbe stata ugualmente improba. In linea generale, la formazione, l’impegno sia mentale sia fisico, dovrebbe mirare al conseguimento del massimo risultato. Ma in questo caso preferirei mettere da parte gli universali o le linee di massima (quelle lasciamole ai filosofi, anche perché filosofo non sono), e dichiarare piuttosto la mia benevolenza verso l’allenatore del Napoli: un signore, mister Sarri, che ha stretto un patto, diciamo d’onore, con i suoi ragazzi, al fine di dare il massimo per cercare di vincere il torneo italiano per eccellenza. Lo scudetto, appunto.

Chi scrive non crede di esagerare quando dice che quest’anno Sarri ha impostato tutta la sua stagione per la vittoria in campionato. Del resto, carta canta, o forse sarebbe più consono dire che è il campo a cantare: con due vittorie e quattro sconfitte, pare proprio che il cammino del Napoli in Champions non sia stato indimenticabile. Per il momento però voglio assolvere mister Sarri, primo in campionato, inseguito dalla Vecchia Signora, che non molla un centimetro. Lo assolvo sì, ma a patto che il risultato poi arrivi per davvero. Storicamente sarebbe il terzo scudetto per il Napoli. Temo, tuttavia, che nel caso in cui la bacheca trofei non venisse aperta nemmeno quest’anno, scoppierebbero processi sulla gestione, sull’organico, sul turn-over, eccetera eccetera. Sarri, che scemo non è, sa bene dei rischi che sta correndo: per questo motivo, va dritto per la sua strada, come un treno sul suo binario. Le scuse, a questo punto, stanno a zero: messe da parte le ambizioni europee, mi aspetto che in Italia dimostri le sue (valide) ragioni con la conquista del primo posto.

Sotto sotto non mi dispiacerebbe nemmeno il contrario: in un certo senso sono un fan di quelli che “io l’avevo detto”, della presunta capacità profetica di cui questi elementi si vantano nelle arene televisive. Loro l’avevano detto, illo tempore, ma nessuno li ha ascoltati. Mannaggia. E dire che la lezione di Cassandra, povera donna, pare non essere sufficiente a scongiurare il vizietto: lei lo aveva detto ad Agamennone, che tornare dalla moglie non sarebbe stata una buona idea; ma niente, il re è voluto tornare uguale. E così c’ha rimesso la pelle lui, e pure lei. Comunque, Greci a parte, ci prepariamo a un bel finale di campionato. Io ve l’ho detto.

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