Il campionato è movimentato, il calcio italiano è fermo

Il campionato è movimentato, il calcio italiano è fermo

Di Massimo Piscedda. Il campionato regalerà emozioni e verdetti fino alla fine. Poi si ricomincerà a discutere come cambiare il calcio italiano. Ma c’è la volontà di cambiare veramente le cose?

di Massimo Piscedda

Lazio-Inter è diventato uno spareggio, come ipotizzato nell’ultimo periodo. E va detto che queste ultime gare, in cui gli addetti ai lavori si aspettavano cose già scritte, con retrocessioni, piazzamenti zona Europa League e Champions quasi assegnati, si sono dovuti ricredere, me compreso. Gli incroci per la salvezza e per la qualificazione per l’Europa hanno creato interesse e molta incertezza, tanto che solo l’ultima giornata di campionato darà sentenze definitive. Molto bello, considerando che non avremo i Mondiali, godere del campionato sino alla fine. È una situazione inaspettata e quindi tutta da vivere con grande passione e sofferenza (sportiva).

Poi, dopo il campionato, smaltite gioie e delusioni, si ricomincerà a discutere come cambiare il calcio italiano in virtù del più grande fallimento sportivo dell’ultimo cinquantennio. Tutti creano formule e offrono medicine, a mio parere poche, anzi pochissime sono le persone che potrebbero farlo senza creare interessi personali o di una parte (Lega A-B-Pro.).  Se una lega propone le altre stanno alla finestra per vedere cose succede. Difficilmente le idee sono comuni dove dovrebbero esserlo, come per esempio nell’investimento massiccio nei settori giovanili. E invece c’è chi vuole le seconde squadre e non spiega perché e per cosa, mentre chi non le vuole si oppone senza spiegarne il motivo.

Insomma, guardandomi intorno non percepisco volontà di cambiare veramente le cose. Ormai gli stessi tifosi sono drogati di esterofilia, riescono a sapere tanto sui calciatori stranieri e tanto poco su quelli italiani. I giornalisti sembrano proiettati più a sottolineare giudizi tecnico-tattici di certi allenatori e solo quelli, come fossero la Bibbia, senza documentarsi in maniera seria per avere un confronto credibile nelle interviste che fanno. Per quanto riguarda la classe dirigente, parliamo di un mondo tanto affascinante quanto contorto. D’altronde, molti hanno pensato che il mondo del pallone potesse essere la panacea di tanti fallimenti personali. E ci si sono infilati.

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