Piscedda: “S.O.S, difensori cercasi”

Piscedda: “S.O.S, difensori cercasi”

Di Massimo Piscedda. I difensori “moderni” hanno ormai preso il posto di quelli che hanno reso la scuola calcistica italiana famosa in tutto il mondo. Ma siamo sicuri sia un bene?

di Massimo Piscedda

S.O.S, difensori cercasi. Il ruolo che tutti invidiavano alla scuola calcistica tricolore, oramai non esiste più. Del numero enorme di stranieri che giocano in Italia, una significativa percentuale gioca infatti proprio in difesa. Devo dire che nessuno di loro è all’altezza, perlomeno se paragonato con i nostri difensori di circa dieci anni fa. Ora i difensori hanno delle difficoltà dettate da molte lacune: la lettura di situazione in difficoltà, la concentrazione sulle palle inattive, la schiavitù della linea (che prendono troppo come punto di riferimento) a ogni costo, l’eccessiva sicurezza nel voler a tutti i costi costruire pur avendo limiti tecnici, l’insistente giocata verso il proprio portiere come fosse un attaccante. Insomma tante caratteristiche negative, acquisite per far posto a quelle che avevamo nel nostro DNA.

Lo chiamano il difensore moderno. E allora Baresi e Scirea cosa erano? A parte Sergio Ramos e Piquè, non vedo difensori nel panorama mondiale che possono avvicinarsi ai sopra citati. Ora il problema principale è l’insegnamento. È molto cambiata la metodologia, ci si è proiettati a allenare a reparto, quindi a muoversi insieme mantenendo una linea e creando diagonali quando l’attacco avversario arriva sull’esterno. Tutto ok, però si è dimenticato che prima di insegnare a reparto è necessaria una buonissima base di tattica individuale, cosa ormai completamente dimenticata. Da qui nascono, anzi non nascono più, difensori completi, capaci di fare la differenza in entrambe le cose.

Ci sono talmente tanti errori difensivi che ormai è diventata consuetudine. Consuetudine che pian piano si trasforma in abitudine. E alla fine agli errori non ci si fa neanche più caso e quindi non vengono più sottolineati. Mi fa sorridere pensare che trent’anni fa anche se ne commettevi solamente uno l’allenatore ti metteva in quarantena. Ma i tempi cambiano e questo è il calcio moderno. Un calcio sicuramente molto più parlato che giocato.

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