Henderson e il San Nicola: dopo trent’anni, Bari parla ancora inglese

Henderson e il San Nicola: dopo trent’anni, Bari parla ancora inglese

Il giovane scozzese, proveniente dal Celtic Glasgow, va a continuare la tradizione di calciatori provenienti dal regno di Sua Maestà in forza al Bari.

di Francesco Cavallini

Esordire ad appena 17 anni nella Scottish Premier League con la maglia del Celtic non è roba da tutti. A volte può anche essere il preludio ad una carriera da predestinati, come nel caso di Jimmy Jonhnstone, che ha addirittura dovuto aspettare i 19 prima di mettere piede a Celtic Park. Alla fine non è andata proprio così, perchè Liam Henderson ha lasciato la Scozia dopo quattro anni da quella partita contro il Motherwell, ma potrebbe aver trovato fortuna in una terra quanto più lontana, geograficamente e non solo, da quella in cui è nato. Dalla pioggia di Glasgow alla…neve (temporanea) di Bari, il passo non è così breve, ma il giovane Highlander non lo dà a vedere.

Bari attende Henderson, il suo Highlander

E dopo sole cinque presenze con la squadra di Grosso, si è già ricavato il suo posto in squadra e soprattutto nel cuore dei tifosi. Un gol e un assist contro la Ternana, lontano dal San Nicola, che però lo attende con trepidazione. E a più di qualcuno, soprattutto tra i tifosi leggermente attempati, verrà in mente un’altra epoca. Un altro Bari. Persino un altro stadio, dato che parliamo del periodo che precede i Mondiali del ’90 e la finale di Coppa dei Campioni del 1991, quando il San Nicola non era addirittura ancora in costruzione. È il 1985, quando Bari ed il Bari vengono colpiti da un’improvvisa anglofilia: dalla allora First Division, più precisamente dal glorioso Aston Villa, arrivano Gordon Cowans e Paul Rideout.

Prima di lui, Cowans, Rideout…

Tre stagioni per entrambi in Puglia, dal 1985 al 1988, due delle quali trascorse addirittura in Serie B. Non troppo strano per Rideout, che prima dell’Aston Villa aveva militato nello Swindon Town, nobile decaduta del calcio inglese finita in quarta divisione. Esperienza un po’ più particolare per Cowans, che nei Villans ci è cresciuto ed è anche campione d’Europa nella stagione 1981/82. Eppure, nonostante una retrocessione amara durante la prima annata, i due restano in Italia nel tentativo di riportare i galletti nella massima serie. Non ci riusciranno, ma lasciano un segno, con il lavoro a centrocampo Cowans e con le reti Rideout, un filo rosso che collega idealmente il Bari e la terra d’Albione. Che d’improvviso, tre anni dopo, tornano ad essere molto vicine.

…ma soprattutto David Platt

Sempre dall’Aston Villa, stavolta per una sola stagione, nel 1991 arriva David Platt. Che non a Bari, ma a Bologna, un anno prima ha incantato l’Italia (ed il mondo) con una giocata leggendaria. Una sforbiciata all’ultimo minuto dei supplementari contro il Belgio che vale all’Inghilterra l’accesso ai quarti di finale del Mondiale. Se ne innamora Matarrese, che vuole portarlo a giocare al San Nicola, l’Astronave, che ha appena incoronato la Stella Rossa campione d’Europa. Storia d’amore breve ma intensa quella tra Platt e il Bari. Ventinove presenze e undici reti, che alla squadra valgono la salvezza e all’inglese il titolo di capocannoniere biancorosso e l’interesse della Juventus, che lo porterà via a suon di miliardi di lire.

Da quel momento in poi, l’inglese al San Nicola risuonerà di rado e mai grazie a qualcuno proveniente dalla isole britanniche. Ora, dalla Scozia, non arriva il suono delle cornamuse, ma il boato del pubblico per Liam Henderson. E sulle tribune dell’Astronave, si torna a parlare la lingua di Sua Maestà. God Save the Bari.

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